Archivio per novembre, 2009

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Abbiano accennato in un precedente articolo ai “siti civetta” riferendoci alle condanne per “terrorismo islamico” che le Corti di Giustizia irrorano contro soggetti che hanno visitato certi siti che parlano di “jihad”, di “resistenza afgana ed irachena”, che istigano a compiere atti di terrorismo ed insegnano come si confezionano ordigni esplosivi, veleni ed altro al fine di compiere attentati contro gli “infedeli” o i Paesi che aderiscono alla coalizione militare che ha invaso (o “liberato” secondo le preferenze) l’Iraq e l’Afghanistan.

Ma esattamente cosa c’è di vero? Di che cosa si tratta? E che cosa sono i “siti civetta”?

Già sono iniziati vari processi nei quali si sta collaudando un nuovo 270 ( non più “bis”; questa volta “quinquies”) che prevede una condanna da 5 a 10 anni per chi, anche via internet visionando certi siti, addestra, si addestra o prende addestramento su tecniche di confezionamento e di l’uso di ordigni esplosivi. Il primo teste è stato fatto davanti alla Corte d’Assise di Perugia dove sono stati condannati 3 marocchini a se, quattro e tre anni e mezzo.

“Siti civetta”, dicevamo, ma di cosa si tratta più specificatamente e perché val la pena di parlarne?

Sono esche collocate in Internet dai “servizi” statunitensi ed israeliani per “attrarre” la curiosità di chi viene ritenuto soggetto a rischio per il fatto stesso di interessarsi di un argomento così speciale.

Questo metodo trova una sua apparente legittimazione in una ben nota corrente di psicologia anglosassone a sfondo moralistico e grossolanamente materialista, secondo la quale chi, stimolato da certe sollecitazioni si lascia tentare attratto dalla curiosità, evidenzia per ciò stesso una tendenza pericolosamente significativa. Secondo questa psicologia, un simile metodo non fa altro che far uscire il mostro che, tendenzialmente, è già presente nel soggetto stimolato.

Quando questo presupposto “fideistico” assume l’apparenza di una certezza, può ben capirsi quanto possa diventare condizionante tutto il successivo comportamento di chi è addetto ad aprire la caccia contro il potenziale mostro.[1]

Nella realtà dei fatti, non c’è invece nulla di strano che musulmani ed arabi, in ogni caso gente che in qualche modo viene considerata parte, attiva o passiva, di ciò che sta accadendo nel mondo, aspirino a conoscere dalle fonti di informazione che considerano meno inquinate ed interessate, notizie sullo stato interno dei paesi nei quali è in corso una guerra o una resistenza, sulla situazione reale, sui metodi di resistenza adottati da una parte della popolazione o da gruppi interni, contro l’esercito più armato del mondo.  Sapere cosa in definitiva succede a “casa propria” o in quei Paesi che in qualche modo sono considerati “invasi”, “fratelli nella fede”, “vittime di un nuovo imperialismo” o dell’”invadenza interessata dell’Occidente”, non ci sembra costituire affatto un “significativo elemento di prova” (come si sono espresse certe sentenze) che gli accusati sono effettivamente dei terroristi o sodali di terroristi.

Certo quando si ricorre ai trucchi, tutto appare nella luce voluta. Infatti, gettare in rete tra le varie fonti di informazione, “siti civetta” che sollecitano la curiosità, perché promettono “…notizie inedite e straordinarie”, che assicurano di rivelare “…la vera situazione interna della resistenza locale” e di dimostrare “le stragi e le sofferenze che l’esercito di invasione sta infliggendo alla popolazione ed ai resistenti”, accompagnata all’immissione di video o materiali che possono gettare una luce di compromissione su chi vi ha avuto accesso o ha estratto il materiale, è un trucco come tanti altri che abbiamo avuto modo di verificare in questi processi. Trucchi sulle traduzioni delle intercettazioni, sul rinvenimento di materiali, sui vari incastri costruiti ad arte, ecc.

Quello dei “siti civetta” pseudo-islamici, dicevamo, è lo stesso sistema adottato nella lotta alla pedofilia dove vengono attivati “siti civetta” attraverso i quali vengono individuati gli utenti che vi accedono e che manifesterebbero in tal modo quella pericolosa tendenza verso la quale, lo stesso sistema che dice di combatterla, ha poi fatto di tutto per spingere una gran parte di persone.

Più che di lotta alla droga e alla pedofilia personalmente io personalmente vedo in certe cose più una lotta per il “monopolio occulto” di questi fenomeni aberranti, svolta nell’ombra da pochi… “padroni del mondo”; ma questa è una mia idea personale che non pretendo che condividiate.

In ogni caso è un metodo che offende l’intelligenza perché è condotto peraltro nel modo più idiota possibile; e questo non offende tanto perché al fine delle cose non è affatto scontato che la curiosità che spinge ad aprire certi siti sia sinonimo certo di condivisione o perchè essi vengono presentati in un modo talmente invadente ed invasivo da suscitare quasi impositivamente la loro apertura; ma perché si fonda sul presupposto che quando non sia possibile rendere complice consapevole la stessa Corte, tutti siano comunque talmente imbecilli da non accorgersi di nulla, comprese le Corti che sono chiamate a giudicare su certe prove.

Un esempio tra tutti: in quasi tutti i processi di “terrorismo islamico” si parla di un’enciclopedia che Al Qa’ida avrebbe diffuso in rete, definita ’”Enciclopedia della Jihad e del terrorista”  in 4 volumi addirittura!  E con tanto di bomba a miccia accesa sulla copertina a piena pagina di una palla con miccia accesa, alla Tommy e Gerry!!  Questo, insieme ad un altro volume di circa 2.000 pagine dal titolo “La strategia di Al Qa’da per i prossimi 10 anni” è un “piatto forte” delle Pubbliche Accuse.

Non basta il ridicolo dell’enciclopedia in 4 volumi dove sono descritti tutti i veleni esistenti, tutti gli esplosivi, le tecniche artigianali di confezionamento, di difesa e di offesa, le arti marziali, la ginnastica, ecc. ecc.;  c’è di più: la Jihad è araba, è islamica, è religiosa (anche se ovviamente il terrorismo non lo è), il libro è diretto ad arabi e peraltro ai più grossolani e fragili tra gli arabi; quelli che conoscono appena la loro lingua…. ma l’enciclopedia è scritta in inglese!

Il libro dovrebbe essere quanto di più riservato possa immaginarsi se contiene tecniche, istigazioni, consigli, invece no:  è lì bell’inglese chiaro, alla portata di tutti

E cosa contiene di tanto misterioso e segreto?  Quello che conterrebbe un comune libro di esplosivi e di armi reperibile in ogni libreria scientifica specialistica.  .

CERTO, resta comunque la considerazione, che è il presupposto della nuova dottrina socio-psicologica della American-Defence  che chi si addentra in certi siti ed apre certi argomenti evidenzia comunque un interesse che ha a che vedere col terrorismo e con un’intenzione di apprendere e forse anche di applicare quello che il titolo promette.  Anche se questa conclusione è esagerata e tarata con il vizio di origine di una psicologia a sfondo preventivo, è tuttavia comprensibile che sorga una certa preoccupazione ed inquietudine di fronte al fenomeno di una frequenza troppo ripetuta di quei siti, veri o falsi che fossero.  Però questo metodo che a memoria storica sa tanto di sovietico e di nazista, è diventato “scienza militare e di “potere” negli Stati Uniti dei Bush.  Come era diventato Guantanamo, i rapimenti, la tortura, le invenzioni ingannatrici delle armi di distruzione di massa; e potremmo aggiungere, dei “finti rapimenti” mirati a convincere gli alleati ad intervenire con la “coalizione” nei “territori caldi”.

Nella realtà dei fatti, questo metodo dei “siti civetta”, è così veramente scientifico ed indicativo di qualcosa di significativamente serio? O si risolve invece soltanto in un sistema per incastrare i più fessi e per celebrare processi funzionali ad ottenere condanne che svolgano il ruolo: da un lato di continuare ad alimentare l’evidenza e la necessità delle guerre in corso e della loro continuazione aiutando a sopportare lo sforzo ed i sacrifici che comportano e dall’altro lato, quello di continuare a giustificare i continui inasprimenti legislativi nei vari Paesi ed i supercontrolli sull’intera popolazione. C’è forse un altro ruolo ancora ed è addirittura forse quello di offrire coperture all’origine reale ed ai veri responsabili, sia come mandanti che come esecutori, delle varie stragi attribuite all’evanescente “terrorismo islamico” e alle varie misteriose sigle di comodo.

Quante cose ha permesso di realizzare questo misterioso “terrorismo islamico” nel quadro strategico militare, economico e legislativo “globale”, in termini di riduzione delle garanzie e restrizioni della libertà nel pianeta, di strategie “goe-politiche, economiche e militari”, giocando sulla paura e con formule come “emergenza” e  “pericolo”!

Sia chiaro:  affermando che si tratta di “siti civetta” noi non vogliamo affatto negare che la frequentazione di essi possa diventare comunque un elemento significativo se sono presenti anche altri elementi univoci e concordanti a carico di qualcuno. Del resto che ci siano “siti civetta” a contenuto pedofilo in fondo consente di colpire un fenomeno inquietante e di raggiungere soggetti pericolosi e squallidi. Ma li il reato è già “in re ipsa”, in se stesso: si tratta di pedofili! Chi entra in un sito pedofilo sapendo che è tale, è comunque un pedofilo; ed essere tale unito al fatto di attivarsi concretamente per soddisfare quella tendenza, realizza già immediatamente l’ipotesi criminosa. Qui no, a nostro avviso; ma sia chiaro che sull’art. 270 “quinquies”, le Procure ed ormai anche le Corti la pensano diversamente!

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Come abbiamo sostenuto davanti alle Corti in questi processi, secondo noi (e secondo una logica non asservita ad interessi militari) informarsi su siti, fossero anche effettivamente jihadisti, non può equivalere automaticamente ad essere un jihadista o un terrorista anche se quei siti rivolgessero proclami ed inviti di natura terroristica. Al massimo quell’operazione può equivalere ad un elemento di valutazione, indicativo, se vogliamo,  che però, da solo, non significa nulla. Anzi, qui l’esca diventa addirittura immorale ed al limite dell’istigazione tanto che ben può sospettarsi che la sua collocazione potrebbe benissimo rientrare in un contesto di provocazione a scopo militare e politico atta a precostituire “casus belli”, occasione di auspicati irrigidimenti legislativi, strumento di alimentazione del mercato della paura utile e necessario a sostenere ed a giustificare le guerre in corso promosse ed in corso di promozione; ed infine, a rafforzare le coperture degli (eventuali) effettivi mandanti o esecutori di quelle stragi che sono state l’utile occasione per dare inizio a quelle guerre e all’invasione di quei territori che, guarda caso, erano già da molti anni prima dei fatti delle Torri gemelle di New York, nei programmi di difesa definiti “scudo spaziale” o  PKN degli Stati Uniti.[2]

Quella dei “siti civetta islamici” non è una nostra supposizione o peggio, invenzione suggestiva. E’ lo stesso presidente dell’Istituto Ricerche Esplosivi di Parma, Danilo Coppe che rivela che, parole sue, “…i manuali per costruire bombe artigianali si scaricano da internet: ingredienti semplici, soprattutto concimi per le piante e sostanze chimiche per la pulizia della casa. Però alcune guide sono state creare da esperti dell’antiterrorismo in modo che l’ordigno esploda durante la sua costruzione. L’obiettivo? Contrastare il,fenomeno degli attentati, colpendo i terroristi prima che agiscano. Si tratta di “guide trappola”. (Fonte: City – 14/10/2009)

D’altra parte basterebbe anche una lettura attenta dei contenuti esaltatati di quei siti per vedere come l’esaltazione sia spesso troppo eccessiva per essere autentica e sembra proprio avere il solo evidente scopo di risaltare quanto siano pericolosamente esaltati i soggetti che si abbeverano ad una simile fonte.

Nel contesto di questa strategia di individuazione dei pericolosi e dei tendenziali, rientrano una serie di iniziative che vanno dal banale al subdolo. Forse per alcuni sarà una sorpresa sapere che, entrati ijn un motore di ricerca di internet come “Google” (ma sarebbe la stessa cosa per “Libero”, “Tiscali”, “Virgilio, Yahoo, ecc.) cliccando una finestrella di ricerca dell’ argomento la frase, ad esempio, “come costruire...”, prima di ultimare la frase, compaiono una serie di opzioni di scelta la prima della quale è… “una bomba...”, seguita da… “una bomba atomica“, “una bomba carta“, “una pistola” e poi tutto il resto, “un modellino di nave” ecc. ecc.  Accanto ad ognuna di queste voci c’è il numero dei visitatori. Soltanto sulla prima, nel novembre 2009, erano 74.000! Immaginiamo già il commento: non tutti i visitatori vengono accusati di terrorismo o perseguiti; dopo un monitoraggio discreto sulle loro attività vengono abbandonati mentre vengono seguiti soltanto quelli… interessanti; come se non fosse evidente che, una volta abbattute certe soglie, chiunque può diventare “interessante” di poco che venga ritenuto… “molesto”, troppo invadente e troppo presente a certe problematiche non convenzionali.

Quella della “predisposizione psicologica” o “genetica” che si voglia, è una teoria “criminologia” molto in voga negli U.S.A. ma per avere un minimo di credibilità dovrebbe almeno accompagnarsi ad un fatto concreto e concludente: l’estrazione del materiale consultato, quale che sia poi il rilievo di questa stessa operazione.  Si può anche considerare appena sintomatico l’approccio a certi siti ma, anche questo, soltanto se ad esso segue almeno un’azione concreta come quella di estrarre il materiale se è vero che si tratta, appunto, di materiale di istruzione di operazioni complesse come il confezionamento di armi ed esplosivi. Se all’accesso non segue questa azione, come può darsi per significativo ciò che è soltanto il prodotto di un inganno, cioè la morbosa sollecitazione e l’istigazione operata sulla legittima curiosità di gente che è bene o male interessata a certi argomenti di informazione, se non altro perché riguardano i loro paesi di origine e le guerre in corso nei loro Paesi.  Portare ad elemento anche soltanto indiziario la curiosità sollecitata dalla presenza di “siti civetta” su argomenti specifici invitanti, non è affatto indicativo di nulla.  Infatti nessuno dei siti visitabili ha un accesso diretto nel senso che non può affermarsi che qualcuno vi entri in quanto voleva andare alla ricerca dell’informazione su come si costruiscono esplosivi. Quegli indirizzi e quei siti passano tutti attraverso l’accesso principale della nota emittente “Al Jazira” che è l’equivalente araba della BBC americana ma, dal punto di vista arabo, molto più informata ed attendibile perché considerata meno “di parte”. E’ dunque evidente che, se durante la visione di notizie e documentari comuni compare il richiamo ad un indirizzo al quale sono rinviati migliori approfondimenti sull’argomento, il visitatore vi ha immediato accesso senza conoscere nessuna speciale password ma semplicemente creando un “nikname” come in qualunque iscrizione a qualsiasi “community” o “chat”.

Ed allora, l’immissione in quei siti di materiale compromettente come i presunti metodi fabbricazione di esplosivi o che altro, non costituisce altro che una maligna trappola, un inganno, fatto apposta per compromettere chi via ha abboccato. In un’ottica ossessiva di prevenzione questo metodo può anche essere efficace per liquidare potenziali avversari ma non costituisce affatto la prova che gli ignari visitatori o i curiosi fossero veramente interessati a quel genere specifico di argomenti (cioè quelli più scottanti) visto che gli argomenti sono tanti e nessuno ne è stato estratto.[3]

Tuttavia la Corte di Perugia, investita del primo caso ex art. 270 quinquies ha ritenuto irrilevante che dopo l’accesso al sito non si sia estratto alcun file e salvato ne’ sul computer ne’ su supporti esterni (che infatti non sono stati trovati) gli argomenti trattati in quei siti, i manuali di istruzione, i proclami e le istruzioni, Per la Corte è già addestramento anche il semplice visitare o il semplice leggere sia pure in rapido excursus; anche perché, secondo la Corte da quel che è dato di anticipare, non rinvenire i supporti informatici esterni ne’ sulla memoria del computer, non è “prova di innocenza” e non esclude che invece siano stati scaricati e nascosti.

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Ma al di la delle considerazioni sin qui svolte, qual è l’aspetto più sospetto dei “siti civetta” e perché il loro uso è ingannevole? Non lo è tanto perché attrae con contenuti ed argomenti falsi attribuiti ad una fonte che non ne è responsabile o che criminalizzano chi li visita. Questa sarebbe semmai un’argomentazione ed una ragione di carattere morale.

Non tanto per questo, dicevamo, perché entrarvi ripetutamente evidenzia quanto meno se non una condivisione attiva quanto meno una curiosità eccessiva sintomo, a sua volta, di una pericolosa  tendenza a lasciarsi trascinare e coinvolgere; e questo tanto più se in quei siti vengono immessi messaggi ed istruzioni anche false ma in ogni caso che si evidenziano di interesse per colui che vi accede sistematicamente.  E’ invece sicuramente ingannevole perchè la loro postazione è stata effettuata per ragioni diverse da quelle con le quali viene giustificata, vale a dire attirare pericolosi terroristi al fine di prevenirli ed arrestarli.  La motivazione precede e supera questo scrupolo ed è di carattere tutta “tattico-militare”.

I siti veri, quelli attribuibili effettivamente a qualche gruppo della resistenza irachena ed afgana, erano pochi e le uniche cose che diffondevano erano soltanto messaggi della resistenza che aggiornavano la situazione interna reale dei luoghi di conflitto. Soprattutto diffondevano notizie su quello che accadeva effettivamente nei luoghi “liberati-occupati”.

Tra quest’attività di informazione c’era quella che informava che cosa stessero effettivamente facendo i liberatori nei territori.  Forse pochi sanno che lo scandalo della soldatessa americana che legava al guinzaglio nudi i prigionieri facendosi fotografare a sua volta nuda mentre faceva quest’attività dai suoi compagni d’armi è venuta alla luce grazie a quelle informazioni non certo alla correttezza dello Stato maggiore Americano che ha tentato di tutto, all’inizio, pur di coprila.

Nessuno avrebbe saputo quello che avveniva a Guantanamo e forse neppure la sua esistenza se la notizia on fosse uscita da quei siti e poi passata ai canali più ufficiali che l’hanno diffusa coprendone la fonte iniziale.  Così come nessuno avrebbe saputo che alcune delle stragi date per compiute da tribù locali contro tribù considerate avversarie o da gruppi terroristici erano state in realtà compiute da gruppetti di soldati americani sia in operazioni sbagliate che in rappresaglie per vendetta, per rabbia contro l’ostilità locale.  E si è trattato di notizie autentiche che hanno dovuto avere persino seguiti ed esiti processuali negli Stati Uniti.

Molte altre notizie sono state censurate; altre non sono pervenute; altre ancora sono state fermate in tempo prima che arrivassero all’ufficialità come quelle riguardanti moltissime delle stragi attribuite ad attacchi kamikaze, ad attacchi contro convogli ecc.

Ogni volta che un’operazione di guerriglia otteneva un risultato apprezzabile sul piano militare la notizia che veniva diffusa in Occidente e nelle altre aree controllate era che le vittime civili che erano rimaste coinvolte insieme ai militari attaccati ed ai “guerriglieri-terroristi” erano state colpite dal resti dei guerriglieri in fuga o per il fatto che questi si servivano dei corpi dei civili come “scudi umani” e via dicendo; ebbene tra le notizie di aggiornamento in quei siti, c’erano le rettifiche e le precisazioni che era proprio una reazione sistematica dei soldati della coalizione, soprattutto americani ma ancor più di quelli delle “compagnie private”, quella di colpire all’impazzata, di reagire indiscriminatamente; qualche volta colpendosi persino tra di loro. Si trattava, precisavano quelle notizie, di reazioni sconclusionate dettate dall’emozione della sorpresa e dalla paura, ma non di rado, dalla rabbia nel vedersi beffati dagli attaccanti che, dopo aver ottenuto ciò che volevano, riuscivano a darsi a mettersi in salvo.  A volte, per evitare testimoni la strage veniva addirittura completata con la soppressione di quelli che erano rimasti e potevano aver visto, non importa se donne, vecchi o bambini.

Infine c’era in quei siti l’invito ai giovani musulmani ad abbandonare ogni indugio e a fare un gesto di coraggio unendosi alle forze di resistenza ed a recarsi nei territori “…per fermare questi massacri e smascherare la “perfidia e l’ipocrisia degli occupanti (…) Sia che moriate o che vinciate, avrete dato la vostra vita per una causa migliore che marcire nella corrotta civiltà e nelle fetide città dei miscredenti; avrete compiuto una “guerra santa” contro gli invasori miscredenti dei luoghi dell’Islam, difeso la religione e l’identità dei vostri popoli; avrete dato un senso alla vita diverso da quello dei soldati degli eserciti invasori ben pagati per la loro missione e per il loro servizio verso i loro avidi governi miscredenti; avrete aiutato i vostri fratelli e sorelle nella fede; una popolazione che non ha che i suoi figli a difenderla ed il vostro sostegno”.  Soprattutto ci sono troppo puntuali precisazioni che invitano i musulmani a non cadere nelle trappole della propaganda di guerra: “non credete a quello che vi dicono: nessun musulmano compirebbe una strage nei mercati dove vivono quotidianamente i proprio “fratelli” e familiari o nelle moschee dove si invoca Allah; sono loro, gli invasori ed i loro servi comprati all’interno che fanno queste cose per dividere i musulmani ed indebolire la resistenza”.

Queste erano le espressioni ed i proclami dei “siti autentici” sino a quando riuscivano a filtrare.

Parole pericolosissime… per lo “Stato Maggiore Americano” che, attraverso  due Dirigenti del Centro Nazionale Antiterrorismo,  Henry Crumpton e Russel Travers, il 7 aprile 2006 confermerà quanto già due anni prima era stato rilevato, cioè, “…il processo di affinamento dei terroristi che stanno sofisticando i metodi tanto che l’Iraq è diventato il maggior campo di lotta soprattutto per l’intervento di terroristi stranieri”. Ancora una volta si ripete che la guerra non si vince, se non viene fermato il flusso degli stranieri che giungono in Afghanistan ed in Iraq.

Ecco allora la vera ragione di tutto: una “ragione militare” che soltanto le Corti di Giustizia imbalsamate nell’obbligo di dover fornire ragioni di “forma”, di “stile”, di “diritto”, di “accettabilità” e di “digestione” per i delicati stomaci delle popolazioni addomesticate, sono tenute a nascondere ed a scoprire trovando le formule dialettiche giuste quali: “fatto notorio”, “reato di pericolo a tutela anticipata”, “resistenza e guerriglia = terrorismo”, ecc. ecc.

E’ chiaro che tutto questo va nella direzione opposta a quel che serve e lascia pericolosamente esposti gli argomenti che sono serviti e servono a giustificare le guerre e gli irrigidimenti legislativi.

Ed allora, perché le Corti possano fare il loro dovere; perché le popolazioni possano essere rese, prima impaurite ed inorridite e poi solidali e pazienti, debbono scomparire i “siti autentici” e comparire i “siti civetta”  dove si parla di come fabbricare ordigni esplosivi per compiere attentati nelle città dei Paesi che hanno aderito alla “coalizione militare” in “missione di pace” in Iraq ed in Afghanistan, compiere qualche altro episodio di “grande terrorismo stragista”, ed infine intensificare le notizie che ogni operazione di guerriglia è soltanto un’operazione kamikaze che ha seminato stragi di civili.

E’ necessario che vengano rimossi i siti autentici e che si sostituiscano con quelli “civetta” nei quali compaiono le rivendicazioni delle stragi, gli inviti a compiere attentati e le lezioni per confezionare ordigni uniti a deliranti messaggi composti da ridicole commistioni di espressioni islamiche e religiose con altre politiche che portano il marchio di una provenienza e di una mentalità prettamente profana ed occidentale. Qualcosa che può confondere soltanto i più grossolani tra gli Arabi e, ovviamente, gli Occidentali.

A questo punto tutto è pronto perché possa darsi seguito alle successive iniziative legislative che criminalizzino questa o quell’attività umana. L’ultima, finora, è stata quella dell’art. 270 quinquies c.p.

Certo non saranno questi gli argomenti che potranno in sede giudiziaria valere per portare all’assoluzione i malcapitati di turno ma non rinunciare a far valere certe consapevolezze è un dovere verso la verità ed un atto di onestà intellettuale che ha comunque il suo valore ed i suoi effetti quanto meno su un piano più profondo.

Avv. CARLO  CORBUCCI


[1] Un sistema del genere è arrivato a livelli veramente grotteschi anche se l’ossessione che sembrerebbe esserne la ragione motivante è senz’altro secondaria rispetto alla vera ragione che è costituita dal tentativo, ormai quasi interamente riuscito, di creare un mondo dove ogni cosa, persino i pensieri più reconditi degli esseri umani, sono posti sotto il controllo di una “centrale del potere” che non ha volto. Si pensi che persino in Italia, precisamente a Roma, è stata “sgominato” (sic!) un gruppetto di persone (sette fin’ora) che, via Internet, cercavano “sesso con animali”. L’operazione è stata compiuta attraverso l’istallazione di “siti civetta” nei quali avevano abboccato ben 514 utenti disponibili, soltanto nel Lazio e 112 a Roma. La pazzia degli utenti e con loro delle “autorità”, ormai sembrerebbe non avere più limite! (Fonte Aidaa – Corriere 14-8-2009)

[2] Nei processi gli operanti e l’Accusa accompagnano spesso l’argomento dei contenuti dei siti visitati con la suggestiva e non veritiera  affermazione che per accedere ad essi occorre conoscere “chiavi di accesso” speciali comunicate da chi ha postato il sito in modo da far credere che il visitatore ha rapporti diretti con i gruppi che parlerebbero attraverso di essi. In realtà mentre quei siti richiedono come tutti gli altri addirittura la password (proprio per essere addirittura individuati!)

[3] Si ricorderà che mentre inizialmente l’emittente Al Jazira era completamente libera, da alcuni anni dopo la stabilizzazione dell’occupazione (o della liberazione…) dell’Iraq è stata, parte acquistata da una compagnia americana e parte posta sotto diretto controllo delle forze armate statunitensi che hanno riservato un potere di controllo e di censura.  E’ da quel momento che essa è diventata uno strumento di individuazione, di sollecitazione e di attrazione di soggetti sui quali viene sollecitata la curiosità ad entrare su “siti invitanti” per poi segnalarli alle autorità dei vari Paesi dai quali avviene la connessione.  Un simile modo di agire parte sempre dalla convinzione di quella scienza criminologica “americana” secondo la quale l’individuo che si lascia stimolare dalla curiosità sollecitata da certi titoli (ad esempio: “come i palestinesi confezionano rudimentali armi di difesa contro le sofisticate armi israeliane”)  è  già tendenzialmente portato a compiere quell’escaletion che lo condurrà alla violenza e comunque manifesta un pericoloso interesse verso un argomento quanto meno inusuale.  Questa teoria trova poi sostegno nella mentalità comune di una gran massa di soggetti che, con “mentalità pantofolaia”, sono ben disponibili ad ammettere che chi si fa i fatti propri (come loro) e non ha nulla da reclamare, non ha neppure nulla da temere e nulla da nascondere; infatti, di fronte alla varietà di straordinarie bellezze che centinaia di canali televisivi trasmettono (dallo sport, al sesso, ai film, ai varietà, alla musica, alle telenovellas e alle avventure dei “grande fratello”) che cos’altro devi mai andare a cercare se sei una persona normale?