Archivio per luglio, 2010

Sollecitati dalle continue accorate lettere di detenuti che anche quest’anno in pieno estate stanno pervenendo ai difensori, si è sentito il dovere di scrivere alla Direzione del Carcere di Rossano.

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COPIA   DELLA   LETTERA   INVIATA   DAGLI AVV.TI CARLO CORBUCCI   E   CAROLINA SCARANO  ALLA DIREZIONE DEL CARCERE DI ROSSANO SCALO (CS)

Oggetto:  Situazione detenuti islamici –

Non abbiamo dato seguito alle prime lettere di detenuti, nostri assistiti, che ci pervenivano nei giorni addietro in quanto ritenevamo e speravamo che si trattasse di esagerazioni aggravate dal disagio favorito dal forte caldo stagionale; però, poiché non si tratta più di due o tre persone ma di quasi tutti i detenuti “islamici”, la cosa ci induce a chiedere chiarimenti.

Lamentano i vari detenuti che, per reazione ad una pacifica pretesta mirata soltanto ad ottenere gli stessi benefici degli altri detenuti, essi sono stati privati, per punizione, del cibo giornaliero, dell’ora d’aria, della doccia e della preghiera.  L’esasperazione sembrerebbe giunta ad un punto tale che tre detenuti (Serai, Khammoun e Radi) hanno tentato il suicidio, il secondo ingerendo 25 pasticche di psicofarmaci ed una bottiglia di detersivo ed il terzo ferendosi ad una mano con gran perdita di sangue.  Serai, poi, sembrerebbe essere stato colpito da un episodio di infarto.

La situazione sembra ricordare quanto era già successo a Macomer lo scorsa estate ma poi tutto era rientrato per l’allentamento dei “rigori” applicati.

Non nascondiamo la perplessità che sorge legittima  nel constatare che i “rigori” (chiusura del blindo, divieto dell’aria e della doccia) vengano applicati sempre nel massimo della calura estiva pur nella consapevolezza di prevedibili reazioni ma non rinunciamo a sperare che la situazione, ove corrispondesse effettivamente a quella rappresentataci, abbia a cessare nel più breve tempo possibile.

Da parte nostra, abbiamo sempre assicurato la nostra collaborazione nell’invitare i nostri assistiti a mantenere la calma, a cercare di capire le esigenze di ordine, ad avere pazienza e ad evitare ogni possibile forma di comportamento che potesse essere scambiato per provocazione o suscitare preoccupazione negli addetti alla custodia.  E’ però necessaria un minimo di comprensione anche da parte dei custodi che, se è pur vero che sono “allertati” dalle titolazioni suggestive dei capi di imputazione riportati nelle sentenze di condanna e dalle relazioni riferite negli “statini-matricola” che descrivendo i detenuti come soggetti “…massimamente pericolosi”,  invitano a tenerli “… sotto costante controllo e pressione, a vista”,  è altrettanto vero che le realtà processuale che li ha riguardati, ha riferito sempre ed unicamente che, contrariamente alle precostituite rappresentazioni a fine mediatico, la loro attività “terroristica” (quando peraltro si sia ritenuto di averne raggiunta la prova), non si sarebbe caratterizzata in altro che nel desiderio di raggiungere l’Iraq o l’Afghanistan per unirsi alle forze di resistenza locali, senza alcuna contestazione specifica quale, ad esempio, di star progettando operazioni o azioni stragiste o attentati di alcun genere, in Italia o altrove.

Questa precisazione è resa al solo fine di ristabilire un po’ di equilibrio e di chiarezza ma anche per significare che riusciamo a comprendere perfettamente come e perché, in presenza di un certo genere di “disinformazione”, chi è addetto alla custodia di queste persone, possa comprensibilmente essere portato a non usare ne’ umanità ne’ eccessivo scrupolo, finendo con ciò, inconsapevolmente, con l’innescare reazioni a catena dove, “custodi” e custoditi”, finiscono per essere entrambi vittime di un sistema e di un programma che anziché renderli solidali ognuno nei rispettivi ruoli, li allontana maggiormente.

Avv. Carlo CORBUCCI                               Avv. Carolina SCARANO