A PROPOSITO DI CHI FA VERAMENTE SCANDALO.
SECONDO LA LEGGE CORANICA: “Innocente” Berlusconi e cento frustate in pubblico ai Pubblici Ministeri?
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La legge coranica e l’Islam stabiliscono che, colui che afferma pubblicamente, come accusa, che una persona ha commesso adulterio o si è congiunto carnalmente con un’altra che non gli è lecita, DEVE PORTARE QUATTRO TESTIMONI CHE ABBIANO VISTO CONTEMPORANEAMENTE LA PENETRAZIONE; DIVERSAMENTE, QUALE CHE POSSANO ESSERE LA SOMMA DELLE APPARENZE E PERSINO LA VERITA’ SOSTANZIALE, COLORO CHE HANNO RIFERITO LA NOTIZIA E COLORO CHE L’HANNO PORTATA AVANTI E SORRETTA, DEBBONO ESSERE CONSIDERATI CALUNNIATORI E DEVONO ESSERE PUNITI PUBBLICAMENTE CON 100 FUSTATE.
La cosa, nell’ottica di una mentalità abituata al moralismo ipocrita e alle strumentalizzazioni dei principi e dei valori in chiave interessata e personalistica, può sembrare paradossale ma risponde in realtà ad un superiore significato del vero concetto di spiritualità e della vera funzione della moralità: lo scandalo è ciò che appare; ciò che viene fatto emergere non già ciò che rimane nella sfera personale della quale si rende conto soltanto a Dio, secondo le intenzioni profonde e le azioni che realmente sono state compiute.
Il secondo principio base di una civiltà tradizionale è che lo scandalo va coperto e non invece scoperto per cui se a scoprirlo è chi ha commesso un’azione turpe quasi a vantarsene o per una sua evidente imprudenza è normale che sia considerato colpevole e paghi; se invece a scoprirlo, a portarlo alla luce è un terzo… “che produca costui 4 testimoni che confermino quello che dice” (Corano); testimoni che abbiano visto l’atto della penetrazione dei membri simultaneamente, non bastando neppure la mimica dei movimenti, la posizione dei corpi, la circostanza.
Se l’accusatore produrrà ciò, il colpevole potrà persino essere lapidato ma se non lo farà l’accusatore dovrà essere svergognato come calunniatore, suscitatore egli solo di scandalo, e punito con 100 frustate.
La cosa è in fondo fin troppo ovvia quando si riacquisti una capacità di autentico giudizio; infatti, una civiltà tradizionale vuole esempi di bene non di male e, anche se è consapevole che il male esiste e che qualcuno che dovrebbe essere esempio di bene può benissimo nella sua intimità essere un trasgressore, se costui non rende trasparente all’esterno quel suo essere e l’azione non si palesi per una qualche imprudenza o impertinenza quasi a farsene vanto o a voler negare il valore della morale ed anzi si adoperi a celare quel male che si presume a torto o a ragione nascosto dietro l’apparenza di un comportamento esteriore, formalmente corretto e conforme alla morale comune, non è lecito accusarlo ne’ provocarne l’emersione.
Per rendere trasparente all’esterno deve poi darsi il caso che questo si realizzi nella modalità appunto indicata dalla Legge sacra e non da un sentimento di morale comune più o meno sincera o ipocrita. Neppure può valere a fondare (e neppure a presumere) l’accusa di adulterio o di illecita congiunzione carnale: lo stile di vita o il fatto che la persona evidenzi altri generi di trasgressioni quali possono essere la licenziosità del linguaggio, il mancato rispetto delle regole di abbigliamento o di doverosa distanza dai soggetti dell’altro sesso oppure la coincidenza di feste licenziose. Questi sono elementi che possono costituire comportamenti anche proibiti e condannabili da altri punti di vista e suscettibili di sorreggere un altro genere di accuse ma non quella di “adulterio” e di congiunzione carnale.
Ne consegue che, chiunque, facendo credere di agire per la morale, si adopera a dimostrare quanto un’altro sia immorale e a far conoscere ciò agli altri, è lui che fa scandalo e non la persona che viene accusata anche ove fosse vero ma non fosse poi capace di dimostrarlo nel modo voluto dalla Legge divina. La ragione è evidente: un’accusa di quel genere, nell’ottica tradizionale, è terribile per l’accusato e per la società nella quale vive e scoprire il peccato agisce in modo invasivo dilagando nell’esempio e nell’emulazione; e poiché è talmente grave da portare fino alla lapidazione, chi la lancia e non è capace di dimostralo nel modo voluto, deve essere punito per aver sollevato lui lo scandalo. Quando poi lo facesse non per un ragione di morale autentica; per far punire il colpevole ma per scalzarlo dalla sua posizione, per invidia, per odio politico, per farsi clamore o per evidenziare a mondo quanto il suo avversario sia corrotto e scandaloso, è lui l’unico vero corruttore e responsabile del discredito che ha gettato nel suo Paese.
Il versetto istitutore della legge sacra sul punto in questione è stato rivelato in occasione della maldicenza che alcuni avevano tramato contro il Profeta e la sua giovane sposa ‘Aisha verso la quale era stato sollevato un dubbio circa una possibile relazione che ella avrebbe potuto avere con una giovane guarda del corpo.
Nel Cristianesimo originario, prima che la morale diventasse moralismo interessato, veniva portato l’esempio di Giovanni Battista che rimproverava duramente Erode di dare scandalo esibendo in pubblico la sua amante che gli era interdetta secondo la Legge sacra in quanto nipote, più che di fare scandalo con lei nella sua intimità privata; “peccato” del quale avrebbe eventualmente reso conto a Dio e non agli uomini.
E’ evidente che anche nell’ottica della Legge sacra non è “tecnicamente” illegittima l’azione giudiziaria mirata ad accertare, ai fini di una giusta punizione, un reato (nel caso in specie, l’accusa di illegittima congiunzione carnale) perché è logico che ogni notizia di reato impone l’accertamento ma, fattane le dovute distinzioni sul genere di reato, quest’accertamento deve essere fatto nell’assoluta riservatezza, evitando il clamore e lo scandalo (della notizia più che del fatto) e disponendo, prima che la notizia divenga pubblica o non potendolo impedire, già preliminarmente della prova dei 4 testimoni. Se queste condizioni non sono rispettate il giudice inquirente che coltiva l’accusa, concorre nella calunnia e nella pena per avere dato scandalo, insieme all’accusatore.
E’ evidente che l’articolo, pur con il suo fondo essenziale di verità, vuole essere paradossalmente “provocatorio” e porre soprattutto in risalto la qualità e la natura dell’ultimo e più recente “anello evolutivo” della specie “uomo moderno” in genere, indistintamente dalle sue soltanto apparentemente divergenti “opinioni politiche” e non vuole essere affatto una giustificazione delle vicende personali dell’attore di turno ma neppure dei suoi censori impegnati in una “inquisizione” non troppo evidentemente “santa”.
Carlo Corbucci
Può affermarsi che i quotidiani “LIBERO” e “IL GIORNALE” avrebbero forse qualcosa da imparare e per cui essere riconoscenti da quello che mostrano di considerare il loro principale nemico: l’ISLAM?
