Archivio per agosto, 2011

Nel linguaggio dei “messaggi di vertice”, si tratti di quello apparente tra i vari rappresentanti o del vertice del “potere reale” e quelli del “potere formale ed apparente”, quello di Obama significa una svolta, un cambiamento nell’attuazione del programma “globalista” e dimostra, per chi sa comprendere, che è partito un “nuovo ordine” a cui, i vari preposti dai vari lidi, debbono ora attenersi.

Vuole inquietantemente significare che è ora di smettere con l’utilizzo della strategia “anti Bin Laden”, “anti Al Qa’ida” ed “anti Islam” in senso stretto; ormai vanno cambiati i riferimenti.

Il progetto finale è sempre lo stesso ma sono le forze in gioco e le formule verbali con i loro simboli che sono diventate inadeguate ed obsolete; peraltro, con la loro fissazione su certi schemi, non permettono di colpire tutto quello che fa da ostacolo al progetto finale di globalizzazione nel suo aspetto più completo e finalistico. Così, senza prospettarsi minimamente l’impossibile discredito sulla montatura dell’Amministrazione Bush e sulle reali risvolti che sono stati dietro ad essa; discredito che significherebbe infrangere il “sacrario” della perfezione del sistema americano e dei suoi governi ma che abbatterebbe l’ideale ed il mito stesso egli Stati Uniti e della sua democrazia, Obama ha sigillato il tempo della montatura Bush.

Senza negarla; senza discreditarla; senza tacciarla di menzogna; senza demonizzarla ma, per mantenere quel mito di continuità essenziale al di la delle apparenze formali di differenza di gestione tra le varie Amministrazioni, l’ha chiusa, sigillata testimoniando lui stesso che Bin Laden è stato eliminato.

Il “mostro immaginario” e di cartone è stato abbattuto dunque ora bisogna andare avanti; cambiare strada. E se subito le forze reazionarie all’interno dei “servizi statunitensi” si sono fatte sentire avvertendo come una minaccia che il terrorismo islamico non è per questo venuto meno ma, anzi, si rafforzerà… dall’altro lato sono iniziate le “rivoluzioni colorate” all’interno dei vari Paesi islamici quale segno indicativo della “nuova svolta” strategica.

A questa luce prendono significato anche gli ultimi fatti di Oslo ove l’obiettivo non è più soltanto l’Islam ma anche quel che è rimasto, poco o niente che sia, di tradizionale, nello stesso Cattolicesimo. Presto toccherà, per paradossale che a certuni possa apparire quest’affermazione, anche all’Ebraismo più ortodosso e alle altre forme tradizionali del Mondo Orientale.

E’ anche questa la ragione per la quale, nei presunti siti del pazzo di Oslo, Anders Behring Breivik, è stata trovata una mole impressionante di materiale che va dal cattolicesimo tradizionalista, ai Templari, al nazismo, alla Massoneria, all’attacco all’Islam, fino ai miti del Graal, celtici, orientali e via dicendo. E’ infatti ora di farla finita con tutto ciò che non parla il linguaggio omologato, convenzionale, pratico e conformista: unico adatto ad una “civiltà dei consumi” e dei “piaceri” mai tuttavia disgiunta dal parallelo sottofondo di angoscia e di paura, di ricatto e di illusioni che deve comunque essere sempre sottilmente minacciato.