Posts contrassegnato dai tag ‘Cosa c’è dietro il blitz contro Bin Laden?’

DECRETATA L’USCITA DI SCENA DI BIN LADEN

 come dieci anni prima era stata decretata la sua entrata: quali scenari essa deve preparare anche in relazione ai recenti moti popolari che infiammano il Medio Oriente ?

 

Il 2 maggio 2011 il Presidente Obama in persona comunicava all’America ed al mondo, la notizia che in un Blitz effettuato in una casa isolata a pochi passi da caserme militari in Pakistan, era stato ucciso da forze speciali statunitensi calatesi nell’abitazione da due o tre elicotteri, Bin Laden.

In America esplodevano manifestazioni di esaltazione.

I giornali di tutto il mondo non potevano certo esonerarsi dal riportare con clamore la notizia: “è morto il mostro del terrore”; “un assassino in meno”; “operazione Bin Laden”; “Trionfo degli U.S.A.”; “Giustizia è fatta”.

                Noi personalmente restiamo persuasi che la titolazione migliore sarebbe stata un’altra ma comprendiamo che la vera libertà di espressione è un bene di lusso che pochi possono permettersi. La titolazione che un nostro ipotetico giornale, se avessimo l’onere peraltro molto fastidioso, di possedere avrebbe resa nell’occasione sarebbe stata questa: “Decretata l’uscita di scena di Bin Laden come dieci anni prima ne’ fu decretata la comparsa: quali scenari preludia e che rapporti possiamo immaginare con le improvvise rivoluzioni ad effetto domino che nei due mesi precedenti hanno caratterizzato l’intero Medio Oriente con il crollo delle decennali dittature sorrette dall’Occidente?”

             Decisamente proprio di un fatto del genere (cioè di una vera e propria decretazione della sua uscita di scena), a ben guardare, sembrerebbe trattarsi; e questo per una serie di troppi motivi.

            Persino le ragioni che, se sembrerebbero mettere in dubbio questa versione e relativizzare i motivi, esaminate invece attentamente finiscono proprio per confermarla.  Del resto, se e quando si sia fatto ricorso ad un inganno, è evidente che ci si preoccupi anche di rafforzare il quadro che si vuole far passare anche con elementi di apparente opposizione o di “distrazione” che invece hanno lo scopo di confermarlo.  Sospetti in questa direzione non mancano.

Qual è, infatti, la strategia più sottile per far passare per verità assodata una frode ed una menzogna? Lanciarla e ripetere ossessivamente l’affermazione ma poi accompagnarla non da dubbi sulla menzogna stessa  ma da elementi e notizie di contorno che appaiano persino come elementi di disonore per il frodatore ma la funzione dei quali è, in realtà, soltanto quella di distrarre dal fatto centrale, che è esattamente quello che conta, affinchè questo si confermi e si rafforzi come fatto assodato sul quale non c’è neppure discutere.

Così nel caso in specie, si è subito avuto cura di far concentrare l’attenzione su elementi accessori quali: presunte proteste dell’Autorità pakistana offesa di non essere stata avvertita e del fatto che è stato compiuto un blitz nel proprio territorio senza autorizzazione o avviso. O ancora: la protesta di una presunta figlia di Bin Laden che sarebbe stata con lui nel covo insieme ad alcuni guardie del corpo che avrebbe lamentato (o “rivelato”) che il padre sarebbe stato portato fuori della casa vivo e poi brutalmente ucciso fuori. Qui è evidente che la ragione dell’informazione relativa alla notizia centrale della morte di Bin Laden non è la notizia se sia stato ucciso fuori o dentro casa ma la conferma, con valore così “testimoniale”, che, comunque, è stato effettivamente ucciso e che si tratta proprio di Bin Laden.

Tutta un’altra serie di particolari: i vicini di casa; il rumore dei colpi di armi; le foto del sangue sparso nelle stanze della casa; alcuni cadaveri (nessun morto tra le forze speciali americane) dei fedeli di Bin Laden smembrati dai colpi di arma in pozze di sangue; infine qualche altro intermezzo tra un’ora e l’altra per sviare l’attenzione da ogni possibile interrogativo sul fatto centrale, come ad esempio che Bin Laden avrebbe tentato di farsi scudo con il corpo di una delle mogli. Infine, non ultima, la sceneggiata di folle arrabbiate che gridano contro l’assassinio di Bin laden e che lo definirebbero un martire protestando, fra altro, per il fatto che sarebbe stato gettato in mare dopo un irregolare funerale islamico.

Che in realtà, circa quest’ultima notizia, vera o falsa che sia, il messaggio voglia essere soltanto beffardo ed ironico, è chiaro ed evidente:  … è stato gettato in mare… come un pescecane, quale l’America ferita nell’orgoglio avrebbe comunque desiderato che fosse. Però, ironia maggiore, si aggiunge: …non prima di avergli fatto a bordo della nave da cui è stato gettato, “….un funerale islamico con conclusione… islamica”! Laddove in realtà è ben noto a chi abbia un minino di erudizione che è vietato nell’Islam la sepoltura in mare tranne in casi di impossibilità assoluta.

 Ma anche questi “accessori” facevano evidentemente parte delle notizie di contorno che dovevano stabilizzare come assodata, la notizia principale della morte.

Poi, a bocce quasi ferme, si aggiunge che, in ogni caso, la sepoltura in mare sarebbe stata la scelta suggerita dalla necessità di non permettere la nascita di un potenziale mausoleo nel quale si sarebbero raccolti negli anni musulmani che avrebbero pericolosamente potuto consideralo un martire.

Strategie di lavorazione della mente e di manipolazione collettiva che provengono dai centri di psichiatria di cui si servono da decenni la C.I.A. e la F.B.I. oltre che la stessa politica americana, direbbe qualcuno che è ancora in grado di pensare da solo.

In realtà, Bin Laden potrebbe benissimo essere morto da tempo come potrebbe benissimo essere stato deciso di ucciderlo adesso, dopo averlo protetto e volutamente ignorato per anni perché utile da vivo; e potrebbero benissimo aver concorso o non concorso i servizi pakistani; sono cose che rispetto al quadro strategico cui certe cose debbono servire, contano ben poco e sono soltanto elementi di distrazione voluti e programmati essi stessi.  

Fatto è che niente è stato prodotto tanto da apparire una favola per popoli distratti ai quali si ha ormai la certezza di poter somministrare tutto.  Nessuna fotografia o video che mostri l’uccisione o permetta di riconoscere i soggetti. Anzi le fotografie si dice che ci sono ma il Presidente le ha secretate perché oltre che “..a raccapricciare i bambini.., avrebbero potuto indurre i fedeli di Bin Laden ad una maggior carica di vendetta e di odio”… perché… sono troppo raccapriccianti.

Ma se la motivazione è veramente soltanto quella di impedire moti emotivi di reazione perché sottolineare che, peraltro, “..sono troppo raccapriccianti!”. Non emerge anche qui lo stesso sottofondo prima suggerito?  Forse che non appare anche questa precisazione come una sorta di macabra e sarcastica “notizia-immagine” volutamente suggerita come a significare a presunti nemici dell’America e agli oltraggiati americani che … il nemico ha pagato caro e salato il suo oltraggio?

L’unica prova prodotta, una foto uscita poche ore dopo dagli ambienti pakistani e poi immediatamente smentita in quanto riconosciuta come un fotomontaggio.

Infine, per tacitare le polemiche destinate forse ad aumentare, comparirà prima o poi anche un video dove si potrà vedere proprio tutto, fotogramma per fotogramma; e sarà sicuramente vero perché riproduce esattamente davanti agli occhi di tutti il film dell’avvenimento. Certo non potrà mai trattarsi di una mistificazione perché sarebbe una cosa sicuramente troppo difficile da realizzare anche per chi, come gli Stati Uniti, hanno finora realizzato soltanto imprese dilettantistiche come costruire veicoli senza pilota; inviare dalla Terra un apparecchio poco più grande di un modellino di autovettura, su Marte comunicandovi; che lo ha guidato dagli studi di un laboratorio sulla terra; che lo ha risollevato da una caduta; che lo riparato, monitorato ed infine distrutto…  

Nemmeno un dubbio nelle siti ufficiali e nelle prime pagine dei giornali. Qualche timido articolo interno di rimprovero che rileva stranezze. Niente di più. Nessuno può osare porre un interrogativo. Chi può mettere anche solo un dubbio ufficiale sulla testimonianza diretta del Presidente degli Stati Uniti che dice, mostrandosi con il suo staf concentrato davanti ad un apparecchio visivo, di aver assistito in diretta attraverso collegamento speciale di microcamere collocate negli elmetti e nelle equipaggiature dei soldati delle forze speciali, tutta l’operazione.

Ora, noi come molti intellettuali che abbiamo spesso richiamati, non abbiamo mai creduto al mito delle “Torri Gemelle” e dell’11 Settembre quale opera di 19 ragazzotti fanatizzati ed inviati da Bin Laden ed abbiamo esaminato almeno un centinaio di ragioni sull’impossibilità tecnica di quella ricostruzione e non possiamo far a meno di vedere il recente fatto dell’uccisione di Bin Laden come un ulteriore sceneggiatura finalizzata a qualcosa che deve ancora accadere ma i cui primi atti si sono già manifestati.

Bin Laden può anche essere stato ucciso in quest’occasione ma era già noto da sempre dove si trovava e li doveva rimanere fino a quest’ultimo evento.

E lo fa desumere senza troppo sforzo il fatto che abitava ormai da anni a pochi chilometri dalle caserme dei servizi di sicurezza pakistani poco fuori città ed il fatto elementare che, per poter compiere il blitz, le forze speciali degli Stati Uniti con il loro governo sapevano dov’era.

Da qualche anno sia noi stessi che vari intellettuali affermavamo che Bin Laden sarebbe stato eliminato, se era ancora vivo, al momento opportuno quando non sarebbe più servito che si credesse vivo e bellicosamente in atto di colpire e di dirigere operazioni.

Ovviamente i contorni si fanno sempre più interessanti: poiché l’eliminazione non è casuale e spontanea ma preludia ulteriori fasi della globalizzazione, è evidente che il “terrore” non deve cessare; anzi deve aumentare in quanto deve motivare e sorreggere le successive fasi. Infatti il messaggio immediatamente diramato (questa volta potendo anche presumere, che sia avvenuto contro la volontà dello stesso Obama che poteva benissimo aver progettato un diverso utilizzo della sceneggiata;  magari proprio per porre fine al mito ed in vista di far esaurire gli effetti del fenomeno avviato con il crollo dello Torri oltre che in chiave di recupero della propria immagine in declino) è stato…: “attenti! Il pericolo e l’emergenza non sono finite; anzi sono aumentate perché è stata annunciata vendetta dai fedeli di Bin Laden e da Al Qa’ida…”  che avrebbe già nominato i suoi successori dopo poche ore dal fatto!  Come a dire: non illudetevi di aver smorzato tutto quello che era stato acceso e di fermare il processo delle cose in corso.

Ecco così il riaccendersi delle due anime dell’America; il ritorno arrogante dell’altra ala dei “servizi”; la riappropriazione del tema per continuare ad usarlo, nonostante il tentativo di sterzata, nella direzione voluta dai neo-con. E chissà che l’asserito rinvenimento del Computer personale di Bin Laden nella stessa occasione non sia proprio un investimento futuro proprio per motivare una nuova serie di operazioni attraverso le quali colpire gli scomodi con la scusa che la loro traccia è stata rinvenuta al suo interno.

Certo è straordinario come sia ormai sfrontata la certezza da parte di certi manipolatori occulti delle menti umane che l’intera umanità sia in loro potere e possa essere giocata a piacimento con qualunque immagine,  che rasentando la stupidità, si presenti utile al momento.

Molto fa pensare che la scelta del momento in cui spegnere il mito e riaccendere una fiamma diversa non ancora chiara, non è stata affatto casuale.

Sul piano personale ed umano più esteriore, cosa che ovviamente non esclude le ragioni più inquietanti, una di queste ragioni sembrerebbe essere che fra poco si terranno le elezioni di “medio termine” con le quali il Presidente degli Stati Uniti in carica viene “testato” in vista dell’eventuale candidatura per la conferma in carica per altri 4 anni. E’ indubbio che la popolarità di Obama in declino pauroso negli ultimi mesi ha ripreso una quota incredibile.

D’altra parte nel linguaggio segreto dei messaggi e dei silenzi forzati dalle posizioni e dalle funzioni tanto basta; se Bush è la vittima sacrificale o il burattino-burattinaio dell’11 Settembre di New York, consapevole che nessuno dei politici che vogliano rimanere tali avrebbe mai potuto accusarlo apertamente, Obama sa ugualmente e perfettamente che una sceneggiata sia pure di tono opposto e di eclatanza peraltro minore, non potrà essere smentita neppure dagli avversari più accesi che si collocano da un certo livello in su.  Come lui non osò certo dubitare di Bush, quest’ultimo non potrà certo osare accusare Obama.  Soltanto sguardi; soltanto pensieri; soltanto rimuginamenti viscerali contenuti, per rabbiosi che possano essere.  Del resto, come poter negare ad Obama lo stesso diritto e la stessa popolarità che Bush si era già arrogato? E come potrebbe mai dire l’uno all’altro “bluffatore”?  Due satiri non possono guardarsi senza ridere per cui bisogna guardare altrove per non rischiare di ridere o di esplodere. E forse per questo che Bush, invitato alla celebrazione dell’uccisione di Bin Laden, ha disertato l’occasione dicendo di essere impegnato…!?

Intanto i giornali, forse sospinti da qualcuno che non perde la speranza che qualcosa confermi le ostentate preoccupazioni e gli avvisi dei “servizi di sicurezza” americani sul maggior pericolo da attendersi, non fanno altro che rinnovare il loro servizio al “mercato della paura” evocando gli eventi.

E’ lecito chiedersi quale possa essere il rapporto tra le improvvise esplosioni di massa in tutto il Medio Oriente nei Paesi Arabi rese possibili dall’improvviso abbandono dei dittatori locali ora in fuga, sorretti per decenni dall’Occidente e la decretata eliminazione dalla scena del mondo, di Ben Laden.

Cosa sta preparando, qualcuno, nel Medio Oriente? [1]

 AGGIORNAMENTO

Nel linguaggio dei “messaggi di vertice” (si tratti del “vertice apparente” o di quello reale) sia che si considerino i messaggi tra i vari rappresentanti del “potere formale ed apparente” tra di loro o di quello tra i primi ed i secondi, vengono ormai espresse tutte quelle comunicazioni, intese e programmazioni tra le forze invisibili dei vari livelli del potere che non possono essere comunicate e tradotte con il linguaggio comune ed ufficiale.  La scelta di Obama di eliminare il mito Bin Laden, appartiene al  ”linguaggio per simboli e messaggi” inviato agli altri rappresentanti del potere esteriore ed apparente di tutto il mondo ed indica che è avvenuta una svolta, un cambiamento nell’attuazione del programma “globalista” e significa che è partito un “nuovo ordine”.  Vuole significare che è ora di smettere con l’utilizzo della strategia “anti Bin Laden”,  “anti Al Qa’ida” ed “anti Islam” in senso stretto; ormai vanno cambiati i riferimenti. Il progetto finale è sempre lo stesso ma sono le forze in gioco e le formule verbali con i loro simboli che sono diventate inadeguate ed obsolete; peraltro, con la loro fissazione su certi schemi, non permettono di colpire tutto quello che fa da ostacolo al progetto finale di globalizzazione nel suo aspetto più completo e finalistico.  Così, senza prospettarsi minimamente l’impossibile discredito sulla montatura dell’Amministrazione Bush e sulle reali risvolti che sono stati dietro ad essa; discredito che significherebbe infrangere il “sacrario” della perfezione del sistema americano e dei suoi governi ma che abbatterebbe l’ideale ed il mito stesso egli Stati Uniti e della sua democrazia, Obama ha sigillato il tempo della montatura Bush.  Senza negarla; senza discreditarla; senza tacciarla di menzogna; senza demonizzarla ma, per mantenere quel mito di continuità essenziale al di la delle apparenze formali di differenza di gestione tra le varie Amministrazioni, l’ha chiusa, sigillata testimoniando lui stesso che Bin Laden è stato eliminato. Il “mostro immaginario” e di cartone è stato abbattuto dunque ora bisogna andare avanti; cambiare strada.  E se subito le forze reazionarie all’interno dei “servizi statunitensi” si sono fatte sentire avvertendo come una minaccia che il terrorismo islamico non è per questo venuto meno ma, anzi, si rafforzerà… dall’altro lato sono iniziate le “rivoluzioni colorate” all’interno dei vari Paesi islamici quale segno indicativo della “nuova svolta” strategica.

            A questa luce prendono significato anche gli ultimi fatti di Oslo ove l’obiettivo non è più soltanto l’Islam ma anche quel che è rimasto, poco o niente che sia, di tradizionale, nello stesso Cattolicesimo.  Presto toccherà, per paradossale che a certuni possa apparire quest’affermazione, anche all’Ebraismo più ortodosso e alle altre forme tradizionali del Mondo Orientale.

E’ anche questa la ragione per la quale, nei presunti siti del pazzo di Oslo, Anders Behring Breivik, è stata trovata una mole impressionante di materiale che va dal cattolicesimo tradizionalista, ai Templari, al nazismo, alla Massoneria, all’attacco all’Islam, fino ai miti del Graal, celtici, orientali e via dicendo.  E’ infatti ora di farla finita con tutto ciò che non parla il linguaggio omologato, convenzionale, pratico e conformista:  unico adatto ad una “civiltà dei consumi” e dei “piaceri” mai tuttavia disgiunta dal parallelo sottofondo di angoscia e di paura, di ricatto e di illusioni che deve comunque essere sempre sottilmente minacciato.       

 Carlo CORBUCCI


[1] Piuttosto una interessante circostanza: il giorno dopo in cui veniva si era appresa la notizia della morte di Bin Laden si svolgeva a Bologna il processo di Appello contro uno dei soliti gruppi di islamici accusati di terrorismo.  Non li abbiamo visti vestiti in lutto; non abbiamo visto nei loro visi e nelle loro parole nessuna delusione o sconforto ma nient’altro che la preoccupazione di dimostrare alla Corte la loro innocenza e tornare alle loro famiglie. Sulla notizia neppure un accenno o un segno di sorpresa o di qualunque sentimento.  Che razza di terroristi islamici…  ingrati fino in fondo…!