IL “TERRORISMO ISLAMICO” – Falsità e Mistificazione…

(intervista all’avv. Carlo Corbucci a cura di Enrico Galoppini)

EUROPEANPHOENIX incontra l’avv. Carlo Corbucci, legale di molti musulmani accusati, in vario modo, di favorire e progettare “attività terroristiche” sul territorio italiano. È importante sottolineare la parola “musulmani”, perché l’accusa, passata dal linguaggio mediatico a quello della gente comune, è quella di “terrorismo islamico”. Questa definizione, come l’intervistatore stesso ha spiegato nel suo “Islamofobia. Attori, tattiche, finalità” (Parma 2008) ed in altri interventi pubblicati su questo sito, serve essenzialmente alla creazione del “pericolo islamico”; il quale, da un lato, è uno strumento propagandistico per favorire la strategia espansionistica occidentale-sionista nel mondo arabo-musulmano, creando il necessario consenso interno; dall’altro, l’islamofobia viene instillata per non far intravedere assolutamente a persone, gli “occidentali”, alla ricerca di punti di riferimento esistenziali in mezzo al nichilismo della “modernità”, che esiste una ‘via d’uscita’ islamica, la quale ovviamente nulla ha a che vedere con tutto quel che mediaticamente ed accademicamente (i media banalizzano concetti forgiati nell’accademia) viene indicato come “islamico”.

DOMANDA

Ma prima di entrare nel vivo dell’argomento, ovvero una disamina del significato di questo clima volto a creare il “nemico islamico”, vorrei che l’avv. Corbucci ci illustrasse alcuni “casi di studio”, ovvero ci raccontasse in sintesi come nasce, si sviluppa e… decade (!), concretamente, l’accusa di “terrorismo islamico”. Lei ha usato il termine “frode”, ed in effetti non può sfuggire il fatto che tutti questi processi si concludono con un’assoluzione piena per quanto riguarda il principale capo d’imputazione…

RISPOSTA

Una risposta non può essere data in breve se pensa che ha occupato ben 1741 pagine dello studio pubblicato da poco. Parlando infatti di “frode” bisogna differenziare caso per caso.
Ci sono casi in cui il termine si applica in senso proprio e letterale, e questo riguarda quelle operazioni ad incastro nelle quali c’è un’alterazione vera e propria delle prove, dello stato dei luoghi; una costruzione, una falsificazione; insomma montature vere e proprie contro innocenti o gente il cui torto è qualcos’altro che non ha a che vedere con ciò di cui sono accusati, cioè, presunti progetti di compiere stragi ed attentati.
Ci sono poi casi in cui la frode è indiretta e riguarda l’esagerazione, la gonfiatura degli elementi di colpevolezza ed un’attenuazione di quelli a favore degli accusati.
C’è poi quella che può essere definita la “frode dialettica” e l’inganno delle parole dove si sfruttano mediaticamente accuse e condanne inflitte sulla base dell’art. 270 bis c.p. sottacendo (o dicendolo come presupposto “dottrinale” soltanto per evitare la censura della sentenza) la natura “aleatoria” dello stesso e lasciando credere, o fomentandone la convinzione, che con la condanna inflitta è stata raggiunta la prova della colpevolezza degli imputati di turno, e cioè, che sono terroristi che erano in atto di predisporre o di compiere attentati e/o stragi in Italia o in altri paesi europei.
C’è poi l’inganno delle parole, anch’esso una forma mascherata di “frode” che precede gli stessi processi costituendone quasi il presupposto: sulla base di queste parole si fa passare per “fatti notori” aventi valore giuridico quelle che sono in realtà notizie di propaganda politica e militare; o come quando si fa uso di formule e di equazioni puramente verbali quali: “attività mirata a recarsi nei territori in cui è in corso una resistenza = prova che si è terroristi e che si stavano progettando atti di terrorismo e stragi”, per cui basta qualche intercettazione nella quale due o tre persone manifestano il progetto, o anche soltanto l’intenzione, o addirittura esprimono il desiderio ed il sentimento di volersi recare a “fare il jihad” – inteso come andare a sostenere la resistenza locale contro gli eserciti di occupazione (o di “liberazione” di paesi come l’Afghanistan ed Iraq) -, perché si affermi la responsabilità degli imputati e si dia per provato che sono terroristi che erano in atto di compiere stragi. Il tutto con comprensibile buon profitto della propaganda di guerra, con micidiale (ed utile) alimento del “mercato della paura” e con l’istillazione di crescente odio verso i “pazzi” e fanatici islamici.
Dall’esame dei vari processi si potrà capire quale genere di “frode” o di suggestione ha agito nell’uno o nell’altro caso e fino a che punto; sempre tutto a profitto delle campagne di odio e di guerra oltre che delle varie operazioni di “antiterrorismo” nonché delle restrizioni e degli irrigidimenti legislativi, dell’aumento dei controlli in ogni campo ecc. ecc.
Ma si potrà anche intuire quale genere di mostri siano quelli che non solo hanno molto più probabilmente voluto, diretto ed attuato episodi di “grande terrorismo stragista” come New York, Londra e Madrid, ma che hanno poi saputo stornare da loro l’attenzione facendo ricadere l’accusa su gonzi e zimbelli di turno che servivano, ove fossero stati effettivamente presenti (del che vi sono in molti casi forti dubbi), da coperture e capri espiatori della natura più… “bovina”.. o meglio… “caprina”, in vista di un progetto globalista predisposto da lungo tempo da precise forze costituenti quello che può essere definito il “potere reale” che non coincide con quello degli “amministratori di condominio” rappresentati dai vari governi nazionali e locali soggetti al gradimento o alla censura dei veri padroni della realtà moderna.
Una natura, la loro, sì da autentici mostri, per quella veramente diabolica astuzia di essere riusciti a far credere (ma forse solo a chi vuole crederlo…) che le stragi nelle moschee e nei mercati dei Paesi occupati (o “liberati”) sono compiute non già dagli occupanti…che non avrebbero interesse a ciò e che anzi amerebbero le popolazioni locali… ma dai figli di quegli stessi Paesi che agirebbero contro le loro stesse famiglie, le loro madri e figlie mentre vanno nei mercati a fare spesa o nelle moschee a pregare. Ed in questo agisce l’altra subdola operazione di divisione tra Paesi islamici, tra “Sunniti” e “Sciiti”, alimentata con ogni mezzo, nella speranza che siano le stesse lotte e divisioni interne ad esaurire la naturale resistenza delle popolazioni locali.
In fondo chi è capace di compiere certe cose è un pazzo ed un criminale, ma chi è capace di farle compiere riuscendo addirittura a trarne l’utile di far accusare altri sui quali dovranno ricadere premeditate e progettate conseguenze da tempo agognate in un’ottica di dominio globale, merita veramente di essere considerato a pieno titolo, ed a pieno diritto nell’assoluta coerenza di linguaggio, più che un uomo, un demone incarnato quale è più probabile e logico che sia, chi è capace di tanto.

DOMANDA
Per conoscere dettagliatamente tutti i differenti livelli di una “frode” passata sotto la definizione di “terrorismo islamico” (definizione accreditata dai media, dalla politica e ovviamente anche dall’accademia, che istituisce appositi “master” e “seminari”), si rimanda ovviamente alla lettura del Suo libro. Il lettore potrà infatti rendersi conto delle incredibili (ma non troppo, se ha capito che a comandare non sono questo o quel ‘governo’…) macchinazioni messe in opera per incastrare il “mostro” di turno. Piuttosto, poiché ci rivolgiamo a persone immerse in un ambiente – quello “occidentale” – che disabitua a ragionare in termini che non siano quelli di un supposto “materialismo” (il “materialismo” infatti non esiste), vorrei che approfondisse il legame tra il “progetto mondialista” o “globalista” e la “guerra al terrorismo” (islamico!). Inoltre, quali colpe a Suo avviso portano i rappresentanti (intendo quelli visibili) dell’Islam stesso nell’avallare questo clima di demonizzazione della loro tradizione? Non potrebbero appianare le divisioni alle quali faceva riferimento in nome di un pericolo ben maggiore? Oppure, ribaltando la prospettiva, potremmo dire che la mancanza di unità dei musulmani è dovuta proprio alla messa al bando delle voci più autorevoli e qualificate che avrebbero il diritto di esprimersi per guidare la “umma”?

RISPOSTA
La ragione dell’attacco all’Islam è esattamente questa: la “civiltà moderna”, se civiltà si può definire un vivere caotico e senza principi superiori (non solo morali… dunque), deve, per sua natura e “missione”, diventare globale e lo deve anche per la sua stessa sopravvivenza in forza delle sue scelte esistenziali. Bene, questo processo di “globalizzazione” implica un parallelo processo di “omologazione” al minimo comun denominatore delle facoltà umane, vale a dire, quello dei più bruti bisogni organici (o appena psicologici). Una qualunque autentica tradizione, essendo fondata su conoscenze, principi e valori anche spirituali oltre che umani e contingenti, e possedendo una sua identità che pur se fondata su principi universali e comuni ad altre forme è propria e strutturata per un dato “tipo umano” secondo le sue possibilità, fa da ostacolo a questo.
Se le forme-tradizioni hanno ancora una vitalità e sono vissute, costituiscono un freno, un ostacolo al processo di globalizzazione, il quale non si esaurisce poi soltanto in un ideale materialistico, consumistico ed edonistico fine a se stesso, ma ha anche una sua “filosofia”, una sua “pseudo-religiosità”, una sua “missione” da compiere, rovesciata rispetto alla Spiritualità e al destino trascendente dell’uomo. Ma questo ci condurrebbe lontano, per cui noi qui ci fermiamo soltanto alla fase intermedia di questo processo e di questa finalità: alla “missione” politica ed economica di questa globalizzazione.
Se l’Islam è sotto attacco più di ogni altra forma tradizionale che sopravvive del passato, è soltanto perché è attualmente la più vitale; quella più vissuta a livello intellettuale e popolare ad un tempo. Dunque è un maggior ostacolo per le forze della “contro-tradizione”, delle quali il potere economico e finanziario, le oligarchie e quello che siamo soliti definire il “potere reale”, sono soltanto il penultimo anello della piramide; non sono il vertice, che è rappresentato da pochissimi individui dei quali qui non è nostra intenzione parlare anche perché ci condurrebbe lontano dal tema e dai limiti che ci siamo imposti con lo studio che abbiamo fatto sul “terrorismo islamico” e sui processi giudiziari, politici e militari in atto. Ma anche perché in fondo, a noi personalmente, interessa molto poco di quelle forze di vertice quanto ancor meno ci interessa di quelle intermedie, non essendo in competizione con loro per il possesso del mondo e delle banalità nelle quali, quelle forze, al pari della stragrande maggioranza degli uomini, esercitano e rafforzano le loro brame, le loro debolezze, i loro limiti ed i loro attaccamenti.
Quelle forze coscienti e consapevoli della loro missione “malefica”, per usare un termine che noi non limitiamo al suo significato puramente morale, hanno poi saputo esercitare sulla maggioranza degli uomini, un’influenza ottenebrante che ha chiuso certe facoltà superiori ed ha potenziato certe tendenze dissolutive dell’essere, dell’equilibrio e della forma umana tanto da crearsi un esercito sterminato di “servi” ai più diversificati livelli, ma che sono tuttavia opportunamente tenuti in condizioni di conflittualità reale tra di loro e per differenze che in realtà essenzialmente non esistono, come nel caso delle illusorie alternative ideologiche e di potere apparente, di modo che non si esca mai dalla trappola e dalla stessa influenza suggestiva.
Le colpa dei rappresentanti dell’Islam? L’ignoranza…. Ignoranza innanzi tutto della loro stessa Tradizione: non intendendo soltanto le regolette e le nozioni quantitative ma della sua essenza; ignoranza su cos’è la Spiritualità innanzi tutto; poi: brama del mondo alla stregua della stragrande maggioranza degli uomini, tanto da metterli in competizione di potere con quelli che per disposizione naturale ed ideologica vi sono già portati; infine, in non pochi: ipocrisia e malafede unite alla sete del potere, del successo e alla conquista dei… ‘paradisi di questo mondo’.
Ho semplificato, ma il problema è molto più vasto e non può essere afferrato completamente da formule sintetiche, a meno che non si possieda una qualificazione intellettuale innata capace di ridestare certe facoltà e possibilità al solo tintinnio di certe… campane o alla voce di un certo… adhân.

DOMANDA

Lei ha accennato alla forza ottenebrante esercitata sulla maggioranza degli uomini da questa “civiltà moderna” affinché siano indotti a reagire automaticamente in maniera ostile nei confronti dell’Islam e dei musulmani. Nell’esperienza pluriennale che ha maturato nel corso di questi processi, ha avuto modo di constatare quanto questa specie di sortilegio operi anche negli “addetti ai lavori”, ovvero in coloro che nelle forze di polizia e della magistratura ritengono in buona fede di svolgere una battaglia contro un concreto “pericolo”, forse l’unico grande “pericolo” che ci minaccia tutti? Oppure crede che a certi livelli in fondo tutti abbiano capito che si tratta di una messinscena, ma per quieto vivere, o per altri inconfessabili motivi, alimentano con le loro azioni questa storia del “terrorismo islamico”? E come viene considerato il suo lavoro nei suddetti ambienti che stanno, per così dire, “dall’altra parte della barricata”: con rispetto e stima, soprattutto alla luce degli esiti processuali, oppure come quello di un “rompiscatole” che col suo meticoloso lavoro mette il proverbiale ‘bastone tra le ruote’?

RISPOSTA
 Sì, questo “sortilegio” come Lei lo definisce agisce anche negli addetti ai lavori che il più delle volte sono in buona fede e ritengono veramente di fare il bene ed il meglio. E questo vale per le Forze dell’ordine, per i P.M. e per la maggioranza dei giudici.
Questo non esclude che possa darsi il caso di chi, capendo il momento, si affidi all’onda degli eventi e sappia trarre un vantaggio in termini di encomi, di carriera, di prestigio e di successi personali, ma non è sempre così e non è per tutti così. Poi c’è anche il caso, comunque non comune, di chi, soprattutto a livelli più elevati, abbia capito che sì qualcosa non va o addirittura percepisca il reale senso delle cose e, secondo i casi, assecondi “per quieto vivere”, come dice Lei, o magari per paura. Rarissimo, ma non escluso, anche il caso di una condivisione sottile o addirittura consapevole di quello che si comprende essere un attacco interessato e motivato da altre ragioni che non quelle ufficiali, a quella diversa cultura ed identità islamica che viene avvertita come fastidioso e pericoloso ostacolo alla realizzazione della promessa di un mondo dove la felicità ed il “paradiso” sono già, o saranno comunque realizzati, sulla terra. Una promessa che, ovviamente per chi la fa, è solo strumentale al mantenimento del proprio potere, e, per chi ci crede, una speranza alla quale restare aggrappati disperatamente.
Quanto all’altra domanda devo rispondere che pochissimi mi hanno fatto sentire come un “rompiscatole” anche quando sono stato duro nell’esercizio del mio mandato difensivo e niente affatto conformista e convenzionale con l’interpretazione e l’origine dei fatti di terrorismo; forse perché non sono mai stato un attaccabrighe, ma ho sempre agito con razionalità e convinzione sincera senza provocazioni o senso di sfida. Ho ricevuto (e ho sempre dato) rispetto e stima nelle Corti, e se debbo proprio cercare un’eccezione che possa farmi sospettare che chi era chiamato ad emettere la sentenza sapeva già fin dall’inizio che cosa voleva e che cosa avrebbe fatto, credo che questo non sia accaduto più di due volte. Una sensazione che non saprei dire se, qualora ci fossimo guardati negli occhi, sarebbe sconfinata in una risata visto che due satiri non possono guardarsi in faccia senza ridere oppure se avesse prevalso nell’altro il sarcasmo di chi non sopporta che la verità possa essere conosciuta ed in cuor suo avrebbe magari pensato: “Parla, parla pure… tanto infine tu sai quanto me che non cambierà nulla e a nulla ti servirà aver capito troppo…”. Ripeto che, se questo è avvenuto, non è stato più di due volte; ma si tratta di una sensazione soggettiva che potrebbe non corrispondere a verità e non è peraltro lecito dire in quale occasione.

DOMANDA
L’ultima cosa che vorrei chiederle è una previsione: crede che assisteremo ancora ad altri eclatanti casi di “terrorismo islamico” mediatico-giudiziario? Glielo chiedo perché da una parte, la cosiddetta “al-Qa‘ida” pare essere oramai diventata sempre meno spendibile come spauracchio, specialmente dopo l’altrettanto cosiddetta “morte di Bin Laden” (di cui non hanno mai mostrato il cadavere!); ma dall’altra, vi è tutto il settore mediterraneo e vicino-orientale in corso di sconvolgimento, con la progressiva eliminazione di governi di cui tutto si può dire ma non che fossero a favore dell’“integralismo islamico”… Gli ultimi casi che hanno visto alla sbarra degli arabi, in Italia, non a caso riguardano degli studenti libici in Italia fedeli al loro governo rovesciato con la forza… insomma, non i soliti “integralisti islamici” utili alle cronache…

RISPOSTA
Personalmente ho motivo di credere che in tutte le cosiddette “primavere arabe” non ci sia nulla di spontaneo; è semplicemente cambiata la tattica di ingerenza: ai “falchi” dell’impero che volevano una politica militare, di intervento e di occupazione con i mezzi blindati (e le bombe al fosforo e…) sono subentrate le “colombe” che hanno capito che si può ottenere la stessa cosa, anzi di più, rovesciando i governi dittatoriali, servi collocati in quei paesi per tenere a freno le spinte identitarie ma ormai non più utili perché hanno finito col provocare negli anni, da un lato, esasperate reazioni interne e dall’altro lato, forme di “infedeltà” verso l’”impero” mosse da una crescita non più tollerabile dall’”imperatore”, di ambizioni individualiste. Così si è preferito affidarsi all’irrazionalità popolare (osservata e controllata comunque dall’esterno…) nella certezza che, al momento opportuno, per la sua caoticità e disorganizzazione, sarà facile afferrarla e poi rimetterla all’obbedienza con un po’ di minigonne e… di pane.
Per ora a questi “guardiani” basta rimanere ad osservare che in quei paesi le varie forze contrastanti si dissanguino da sole per intervenire alla fine a raccogliere facilmente i frutti di ciò che resta in modo da poter finalmente realizzare la “promessa” del Nuovo Ordine Mondiale, del “Paradiso in terra” e del “migliore dei mondi possibile”, secondo le espressioni del “neo messianismo” (o meglio pseudo-messianismo) delle varie correnti pseudo-religiose e… paradossalmente, dello stesso materialismo anche più spinto. Con la differenza però che, nell’uno e nell’altro caso, i dirigenti di questa suggestione sanno bene che questa “promessa” ha una sua valenza “pseudo-esoterica” che, al suo grado più basso e popolare è un inganno irrealizzabile, mentre al suo piano verticistico essi la concepiscono come il compimento di una “missione” che ha la sua origine nell’inquietante e tenebroso presupposto che l’esistenza e la natura attenderebbero di essere “perfezionate” e “completate” dall’intervento di “uomini eletti”. Uomini nel senso più terreno e naturalistico del termine che dovrebbero sanare l’impronta di imperfezione – a loro modo di pensare – lasciata da un relativo “principio creatore” ma che tuttavia non ha nulla a che vedere con il Principio Supremo, intendendolo essi come il polo complementare di una dualità irriducibile sulla quale ritengono di poter intervenire e persino sovrastare. Si tratta di quelle che sono definibili “forze della contro-tradizione”, della “contro-spiritualità” o della “contro-iniziazione”, coscienti e consapevoli (individui concreti e ben reali e non nebulose ed astratte entità), distinte da quelle forze ed individui semplicemente inconsapevoli e definibili della “pseudo-tradizione”. Le prime, nel mentre ingannano la stragrande maggioranza degli uomini, per questa loro invincibile ignoranza e squalificazione intellettuale a poter cogliere la benché minima nozione reale ed esperienza della realtà metafisica e dell’autentica Spiritualità in genere, sono rappresentate dagli esseri più perdutamente auto-ingannati.
Qui siamo ad un livello ben diverso, vale a dire veramente “verticistico” rispetto a tutte le altre sfere del “potere”; da quella più vicina a questo vertice del “potere reale”, quali le “oligarchie finanziarie ed economiche”, a quello più “apparente” quali i “governi” di turno, semplici “amministratori di condominio” di questi veri “condòmini” del pianeta ma che pur svolgono anch’essi la loro funzione dissolvente ai loro rispettivi livelli.
Beninteso: che in questi eventi, e nella realtà umana in genere, resti comunque e nonostante tutto, un’area di imponderabilità, e che questa non sia tuttavia affidata né al popolo né a qualcuno dei vari movimenti islamici e/o jihadisti, né tanto meno a questo o quel partito moderato gradito alle Banche, all’Occidente o ad Israele, sono due verità sicure; ma quest’ultimo è un argomento che a malapena sono in grado di capire quelli che si ritengono ancora “religiosi”, per cui può ben immaginarsi quanto possano prevederlo e capirlo soggetti intimamente “profani” ed assolutamente squalificati, intellettualmente, per poter comprendere la benché minima nozione che, anche di poco, sfugga alla grossolana esperienza della realtà.
Quanto al fatto se i casi sorti da operazioni di presunto “terrorismo islamico” continueranno, credo di poter rispondere che aumenteranno inglobando nella fattispecie di reato anche forme di “critica”, di “divergenza” dalle versioni ufficiali e convenzionali dei “fatti” attinenti alle notizie riguardanti il “terrorismo islamico” e che verranno considerate forme di “apologia”, di “istigazione”, di “copertura” e di “supporto logistico intellettuale” portato al presunto terrorismo operativo, ma potranno estendersi anche ad altre operazioni mirate non più soltanto contro l’Islam… ma contro tutto ciò che rimane di un pensiero, quando è troppo serio, non omologato. Nel mio ultimo libro “Il terrorismo islamico falsità e mistificazione – all’esito dei casi giudiziari, delle risultanze oggettive e delle indagini geo-politiche e sociologiche” (Editrice Agorà, Roma 2011) parlo, fra altro, proprio di questo. E potrebbe essere una delle ultime testimonianze di un pensiero libero sui fatti e sulla comprensione delle vicende del mondo.

E’ IN DISTRIBUZIONE IL LIBRO DI CARLO CORBUCCI

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IL TERRORISMO ISLAMICO

FALSITA’ E
MISTIFICAZIONE

All’esito dei casi
giudiziari, delle risultanze oggettive e delle indagini geo-politiche, storiche
e sociologiche.

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Pag. 1737

Gruppo Editoriale Agorà

Prezzo Euro 30,00 – Ordini via
internet 25,00

INDICE DEL LIBRO

COPERTINA DEL LIBRO

Nel linguaggio dei “messaggi di vertice”, si tratti di quello apparente tra i vari rappresentanti o del vertice del “potere reale” e quelli del “potere formale ed apparente”, quello di Obama significa una svolta, un cambiamento nell’attuazione del programma “globalista” e dimostra, per chi sa comprendere, che è partito un “nuovo ordine” a cui, i vari preposti dai vari lidi, debbono ora attenersi.

Vuole inquietantemente significare che è ora di smettere con l’utilizzo della strategia “anti Bin Laden”, “anti Al Qa’ida” ed “anti Islam” in senso stretto; ormai vanno cambiati i riferimenti.

Il progetto finale è sempre lo stesso ma sono le forze in gioco e le formule verbali con i loro simboli che sono diventate inadeguate ed obsolete; peraltro, con la loro fissazione su certi schemi, non permettono di colpire tutto quello che fa da ostacolo al progetto finale di globalizzazione nel suo aspetto più completo e finalistico. Così, senza prospettarsi minimamente l’impossibile discredito sulla montatura dell’Amministrazione Bush e sulle reali risvolti che sono stati dietro ad essa; discredito che significherebbe infrangere il “sacrario” della perfezione del sistema americano e dei suoi governi ma che abbatterebbe l’ideale ed il mito stesso egli Stati Uniti e della sua democrazia, Obama ha sigillato il tempo della montatura Bush.

Senza negarla; senza discreditarla; senza tacciarla di menzogna; senza demonizzarla ma, per mantenere quel mito di continuità essenziale al di la delle apparenze formali di differenza di gestione tra le varie Amministrazioni, l’ha chiusa, sigillata testimoniando lui stesso che Bin Laden è stato eliminato.

Il “mostro immaginario” e di cartone è stato abbattuto dunque ora bisogna andare avanti; cambiare strada. E se subito le forze reazionarie all’interno dei “servizi statunitensi” si sono fatte sentire avvertendo come una minaccia che il terrorismo islamico non è per questo venuto meno ma, anzi, si rafforzerà… dall’altro lato sono iniziate le “rivoluzioni colorate” all’interno dei vari Paesi islamici quale segno indicativo della “nuova svolta” strategica.

A questa luce prendono significato anche gli ultimi fatti di Oslo ove l’obiettivo non è più soltanto l’Islam ma anche quel che è rimasto, poco o niente che sia, di tradizionale, nello stesso Cattolicesimo. Presto toccherà, per paradossale che a certuni possa apparire quest’affermazione, anche all’Ebraismo più ortodosso e alle altre forme tradizionali del Mondo Orientale.

E’ anche questa la ragione per la quale, nei presunti siti del pazzo di Oslo, Anders Behring Breivik, è stata trovata una mole impressionante di materiale che va dal cattolicesimo tradizionalista, ai Templari, al nazismo, alla Massoneria, all’attacco all’Islam, fino ai miti del Graal, celtici, orientali e via dicendo. E’ infatti ora di farla finita con tutto ciò che non parla il linguaggio omologato, convenzionale, pratico e conformista: unico adatto ad una “civiltà dei consumi” e dei “piaceri” mai tuttavia disgiunta dal parallelo sottofondo di angoscia e di paura, di ricatto e di illusioni che deve comunque essere sempre sottilmente minacciato.

DECRETATA L’USCITA DI SCENA DI BIN LADEN

 come dieci anni prima era stata decretata la sua entrata: quali scenari essa deve preparare anche in relazione ai recenti moti popolari che infiammano il Medio Oriente ?

 

Il 2 maggio 2011 il Presidente Obama in persona comunicava all’America ed al mondo, la notizia che in un Blitz effettuato in una casa isolata a pochi passi da caserme militari in Pakistan, era stato ucciso da forze speciali statunitensi calatesi nell’abitazione da due o tre elicotteri, Bin Laden.

In America esplodevano manifestazioni di esaltazione.

I giornali di tutto il mondo non potevano certo esonerarsi dal riportare con clamore la notizia: “è morto il mostro del terrore”; “un assassino in meno”; “operazione Bin Laden”; “Trionfo degli U.S.A.”; “Giustizia è fatta”.

                Noi personalmente restiamo persuasi che la titolazione migliore sarebbe stata un’altra ma comprendiamo che la vera libertà di espressione è un bene di lusso che pochi possono permettersi. La titolazione che un nostro ipotetico giornale, se avessimo l’onere peraltro molto fastidioso, di possedere avrebbe resa nell’occasione sarebbe stata questa: “Decretata l’uscita di scena di Bin Laden come dieci anni prima ne’ fu decretata la comparsa: quali scenari preludia e che rapporti possiamo immaginare con le improvvise rivoluzioni ad effetto domino che nei due mesi precedenti hanno caratterizzato l’intero Medio Oriente con il crollo delle decennali dittature sorrette dall’Occidente?”

             Decisamente proprio di un fatto del genere (cioè di una vera e propria decretazione della sua uscita di scena), a ben guardare, sembrerebbe trattarsi; e questo per una serie di troppi motivi.

            Persino le ragioni che, se sembrerebbero mettere in dubbio questa versione e relativizzare i motivi, esaminate invece attentamente finiscono proprio per confermarla.  Del resto, se e quando si sia fatto ricorso ad un inganno, è evidente che ci si preoccupi anche di rafforzare il quadro che si vuole far passare anche con elementi di apparente opposizione o di “distrazione” che invece hanno lo scopo di confermarlo.  Sospetti in questa direzione non mancano.

Qual è, infatti, la strategia più sottile per far passare per verità assodata una frode ed una menzogna? Lanciarla e ripetere ossessivamente l’affermazione ma poi accompagnarla non da dubbi sulla menzogna stessa  ma da elementi e notizie di contorno che appaiano persino come elementi di disonore per il frodatore ma la funzione dei quali è, in realtà, soltanto quella di distrarre dal fatto centrale, che è esattamente quello che conta, affinchè questo si confermi e si rafforzi come fatto assodato sul quale non c’è neppure discutere.

Così nel caso in specie, si è subito avuto cura di far concentrare l’attenzione su elementi accessori quali: presunte proteste dell’Autorità pakistana offesa di non essere stata avvertita e del fatto che è stato compiuto un blitz nel proprio territorio senza autorizzazione o avviso. O ancora: la protesta di una presunta figlia di Bin Laden che sarebbe stata con lui nel covo insieme ad alcuni guardie del corpo che avrebbe lamentato (o “rivelato”) che il padre sarebbe stato portato fuori della casa vivo e poi brutalmente ucciso fuori. Qui è evidente che la ragione dell’informazione relativa alla notizia centrale della morte di Bin Laden non è la notizia se sia stato ucciso fuori o dentro casa ma la conferma, con valore così “testimoniale”, che, comunque, è stato effettivamente ucciso e che si tratta proprio di Bin Laden.

Tutta un’altra serie di particolari: i vicini di casa; il rumore dei colpi di armi; le foto del sangue sparso nelle stanze della casa; alcuni cadaveri (nessun morto tra le forze speciali americane) dei fedeli di Bin Laden smembrati dai colpi di arma in pozze di sangue; infine qualche altro intermezzo tra un’ora e l’altra per sviare l’attenzione da ogni possibile interrogativo sul fatto centrale, come ad esempio che Bin Laden avrebbe tentato di farsi scudo con il corpo di una delle mogli. Infine, non ultima, la sceneggiata di folle arrabbiate che gridano contro l’assassinio di Bin laden e che lo definirebbero un martire protestando, fra altro, per il fatto che sarebbe stato gettato in mare dopo un irregolare funerale islamico.

Che in realtà, circa quest’ultima notizia, vera o falsa che sia, il messaggio voglia essere soltanto beffardo ed ironico, è chiaro ed evidente:  … è stato gettato in mare… come un pescecane, quale l’America ferita nell’orgoglio avrebbe comunque desiderato che fosse. Però, ironia maggiore, si aggiunge: …non prima di avergli fatto a bordo della nave da cui è stato gettato, “….un funerale islamico con conclusione… islamica”! Laddove in realtà è ben noto a chi abbia un minino di erudizione che è vietato nell’Islam la sepoltura in mare tranne in casi di impossibilità assoluta.

 Ma anche questi “accessori” facevano evidentemente parte delle notizie di contorno che dovevano stabilizzare come assodata, la notizia principale della morte.

Poi, a bocce quasi ferme, si aggiunge che, in ogni caso, la sepoltura in mare sarebbe stata la scelta suggerita dalla necessità di non permettere la nascita di un potenziale mausoleo nel quale si sarebbero raccolti negli anni musulmani che avrebbero pericolosamente potuto consideralo un martire.

Strategie di lavorazione della mente e di manipolazione collettiva che provengono dai centri di psichiatria di cui si servono da decenni la C.I.A. e la F.B.I. oltre che la stessa politica americana, direbbe qualcuno che è ancora in grado di pensare da solo.

In realtà, Bin Laden potrebbe benissimo essere morto da tempo come potrebbe benissimo essere stato deciso di ucciderlo adesso, dopo averlo protetto e volutamente ignorato per anni perché utile da vivo; e potrebbero benissimo aver concorso o non concorso i servizi pakistani; sono cose che rispetto al quadro strategico cui certe cose debbono servire, contano ben poco e sono soltanto elementi di distrazione voluti e programmati essi stessi.  

Fatto è che niente è stato prodotto tanto da apparire una favola per popoli distratti ai quali si ha ormai la certezza di poter somministrare tutto.  Nessuna fotografia o video che mostri l’uccisione o permetta di riconoscere i soggetti. Anzi le fotografie si dice che ci sono ma il Presidente le ha secretate perché oltre che “..a raccapricciare i bambini.., avrebbero potuto indurre i fedeli di Bin Laden ad una maggior carica di vendetta e di odio”… perché… sono troppo raccapriccianti.

Ma se la motivazione è veramente soltanto quella di impedire moti emotivi di reazione perché sottolineare che, peraltro, “..sono troppo raccapriccianti!”. Non emerge anche qui lo stesso sottofondo prima suggerito?  Forse che non appare anche questa precisazione come una sorta di macabra e sarcastica “notizia-immagine” volutamente suggerita come a significare a presunti nemici dell’America e agli oltraggiati americani che … il nemico ha pagato caro e salato il suo oltraggio?

L’unica prova prodotta, una foto uscita poche ore dopo dagli ambienti pakistani e poi immediatamente smentita in quanto riconosciuta come un fotomontaggio.

Infine, per tacitare le polemiche destinate forse ad aumentare, comparirà prima o poi anche un video dove si potrà vedere proprio tutto, fotogramma per fotogramma; e sarà sicuramente vero perché riproduce esattamente davanti agli occhi di tutti il film dell’avvenimento. Certo non potrà mai trattarsi di una mistificazione perché sarebbe una cosa sicuramente troppo difficile da realizzare anche per chi, come gli Stati Uniti, hanno finora realizzato soltanto imprese dilettantistiche come costruire veicoli senza pilota; inviare dalla Terra un apparecchio poco più grande di un modellino di autovettura, su Marte comunicandovi; che lo ha guidato dagli studi di un laboratorio sulla terra; che lo ha risollevato da una caduta; che lo riparato, monitorato ed infine distrutto…  

Nemmeno un dubbio nelle siti ufficiali e nelle prime pagine dei giornali. Qualche timido articolo interno di rimprovero che rileva stranezze. Niente di più. Nessuno può osare porre un interrogativo. Chi può mettere anche solo un dubbio ufficiale sulla testimonianza diretta del Presidente degli Stati Uniti che dice, mostrandosi con il suo staf concentrato davanti ad un apparecchio visivo, di aver assistito in diretta attraverso collegamento speciale di microcamere collocate negli elmetti e nelle equipaggiature dei soldati delle forze speciali, tutta l’operazione.

Ora, noi come molti intellettuali che abbiamo spesso richiamati, non abbiamo mai creduto al mito delle “Torri Gemelle” e dell’11 Settembre quale opera di 19 ragazzotti fanatizzati ed inviati da Bin Laden ed abbiamo esaminato almeno un centinaio di ragioni sull’impossibilità tecnica di quella ricostruzione e non possiamo far a meno di vedere il recente fatto dell’uccisione di Bin Laden come un ulteriore sceneggiatura finalizzata a qualcosa che deve ancora accadere ma i cui primi atti si sono già manifestati.

Bin Laden può anche essere stato ucciso in quest’occasione ma era già noto da sempre dove si trovava e li doveva rimanere fino a quest’ultimo evento.

E lo fa desumere senza troppo sforzo il fatto che abitava ormai da anni a pochi chilometri dalle caserme dei servizi di sicurezza pakistani poco fuori città ed il fatto elementare che, per poter compiere il blitz, le forze speciali degli Stati Uniti con il loro governo sapevano dov’era.

Da qualche anno sia noi stessi che vari intellettuali affermavamo che Bin Laden sarebbe stato eliminato, se era ancora vivo, al momento opportuno quando non sarebbe più servito che si credesse vivo e bellicosamente in atto di colpire e di dirigere operazioni.

Ovviamente i contorni si fanno sempre più interessanti: poiché l’eliminazione non è casuale e spontanea ma preludia ulteriori fasi della globalizzazione, è evidente che il “terrore” non deve cessare; anzi deve aumentare in quanto deve motivare e sorreggere le successive fasi. Infatti il messaggio immediatamente diramato (questa volta potendo anche presumere, che sia avvenuto contro la volontà dello stesso Obama che poteva benissimo aver progettato un diverso utilizzo della sceneggiata;  magari proprio per porre fine al mito ed in vista di far esaurire gli effetti del fenomeno avviato con il crollo dello Torri oltre che in chiave di recupero della propria immagine in declino) è stato…: “attenti! Il pericolo e l’emergenza non sono finite; anzi sono aumentate perché è stata annunciata vendetta dai fedeli di Bin Laden e da Al Qa’ida…”  che avrebbe già nominato i suoi successori dopo poche ore dal fatto!  Come a dire: non illudetevi di aver smorzato tutto quello che era stato acceso e di fermare il processo delle cose in corso.

Ecco così il riaccendersi delle due anime dell’America; il ritorno arrogante dell’altra ala dei “servizi”; la riappropriazione del tema per continuare ad usarlo, nonostante il tentativo di sterzata, nella direzione voluta dai neo-con. E chissà che l’asserito rinvenimento del Computer personale di Bin Laden nella stessa occasione non sia proprio un investimento futuro proprio per motivare una nuova serie di operazioni attraverso le quali colpire gli scomodi con la scusa che la loro traccia è stata rinvenuta al suo interno.

Certo è straordinario come sia ormai sfrontata la certezza da parte di certi manipolatori occulti delle menti umane che l’intera umanità sia in loro potere e possa essere giocata a piacimento con qualunque immagine,  che rasentando la stupidità, si presenti utile al momento.

Molto fa pensare che la scelta del momento in cui spegnere il mito e riaccendere una fiamma diversa non ancora chiara, non è stata affatto casuale.

Sul piano personale ed umano più esteriore, cosa che ovviamente non esclude le ragioni più inquietanti, una di queste ragioni sembrerebbe essere che fra poco si terranno le elezioni di “medio termine” con le quali il Presidente degli Stati Uniti in carica viene “testato” in vista dell’eventuale candidatura per la conferma in carica per altri 4 anni. E’ indubbio che la popolarità di Obama in declino pauroso negli ultimi mesi ha ripreso una quota incredibile.

D’altra parte nel linguaggio segreto dei messaggi e dei silenzi forzati dalle posizioni e dalle funzioni tanto basta; se Bush è la vittima sacrificale o il burattino-burattinaio dell’11 Settembre di New York, consapevole che nessuno dei politici che vogliano rimanere tali avrebbe mai potuto accusarlo apertamente, Obama sa ugualmente e perfettamente che una sceneggiata sia pure di tono opposto e di eclatanza peraltro minore, non potrà essere smentita neppure dagli avversari più accesi che si collocano da un certo livello in su.  Come lui non osò certo dubitare di Bush, quest’ultimo non potrà certo osare accusare Obama.  Soltanto sguardi; soltanto pensieri; soltanto rimuginamenti viscerali contenuti, per rabbiosi che possano essere.  Del resto, come poter negare ad Obama lo stesso diritto e la stessa popolarità che Bush si era già arrogato? E come potrebbe mai dire l’uno all’altro “bluffatore”?  Due satiri non possono guardarsi senza ridere per cui bisogna guardare altrove per non rischiare di ridere o di esplodere. E forse per questo che Bush, invitato alla celebrazione dell’uccisione di Bin Laden, ha disertato l’occasione dicendo di essere impegnato…!?

Intanto i giornali, forse sospinti da qualcuno che non perde la speranza che qualcosa confermi le ostentate preoccupazioni e gli avvisi dei “servizi di sicurezza” americani sul maggior pericolo da attendersi, non fanno altro che rinnovare il loro servizio al “mercato della paura” evocando gli eventi.

E’ lecito chiedersi quale possa essere il rapporto tra le improvvise esplosioni di massa in tutto il Medio Oriente nei Paesi Arabi rese possibili dall’improvviso abbandono dei dittatori locali ora in fuga, sorretti per decenni dall’Occidente e la decretata eliminazione dalla scena del mondo, di Ben Laden.

Cosa sta preparando, qualcuno, nel Medio Oriente? [1]

 AGGIORNAMENTO

Nel linguaggio dei “messaggi di vertice” (si tratti del “vertice apparente” o di quello reale) sia che si considerino i messaggi tra i vari rappresentanti del “potere formale ed apparente” tra di loro o di quello tra i primi ed i secondi, vengono ormai espresse tutte quelle comunicazioni, intese e programmazioni tra le forze invisibili dei vari livelli del potere che non possono essere comunicate e tradotte con il linguaggio comune ed ufficiale.  La scelta di Obama di eliminare il mito Bin Laden, appartiene al  “linguaggio per simboli e messaggi” inviato agli altri rappresentanti del potere esteriore ed apparente di tutto il mondo ed indica che è avvenuta una svolta, un cambiamento nell’attuazione del programma “globalista” e significa che è partito un “nuovo ordine”.  Vuole significare che è ora di smettere con l’utilizzo della strategia “anti Bin Laden”,  “anti Al Qa’ida” ed “anti Islam” in senso stretto; ormai vanno cambiati i riferimenti. Il progetto finale è sempre lo stesso ma sono le forze in gioco e le formule verbali con i loro simboli che sono diventate inadeguate ed obsolete; peraltro, con la loro fissazione su certi schemi, non permettono di colpire tutto quello che fa da ostacolo al progetto finale di globalizzazione nel suo aspetto più completo e finalistico.  Così, senza prospettarsi minimamente l’impossibile discredito sulla montatura dell’Amministrazione Bush e sulle reali risvolti che sono stati dietro ad essa; discredito che significherebbe infrangere il “sacrario” della perfezione del sistema americano e dei suoi governi ma che abbatterebbe l’ideale ed il mito stesso egli Stati Uniti e della sua democrazia, Obama ha sigillato il tempo della montatura Bush.  Senza negarla; senza discreditarla; senza tacciarla di menzogna; senza demonizzarla ma, per mantenere quel mito di continuità essenziale al di la delle apparenze formali di differenza di gestione tra le varie Amministrazioni, l’ha chiusa, sigillata testimoniando lui stesso che Bin Laden è stato eliminato. Il “mostro immaginario” e di cartone è stato abbattuto dunque ora bisogna andare avanti; cambiare strada.  E se subito le forze reazionarie all’interno dei “servizi statunitensi” si sono fatte sentire avvertendo come una minaccia che il terrorismo islamico non è per questo venuto meno ma, anzi, si rafforzerà… dall’altro lato sono iniziate le “rivoluzioni colorate” all’interno dei vari Paesi islamici quale segno indicativo della “nuova svolta” strategica.

            A questa luce prendono significato anche gli ultimi fatti di Oslo ove l’obiettivo non è più soltanto l’Islam ma anche quel che è rimasto, poco o niente che sia, di tradizionale, nello stesso Cattolicesimo.  Presto toccherà, per paradossale che a certuni possa apparire quest’affermazione, anche all’Ebraismo più ortodosso e alle altre forme tradizionali del Mondo Orientale.

E’ anche questa la ragione per la quale, nei presunti siti del pazzo di Oslo, Anders Behring Breivik, è stata trovata una mole impressionante di materiale che va dal cattolicesimo tradizionalista, ai Templari, al nazismo, alla Massoneria, all’attacco all’Islam, fino ai miti del Graal, celtici, orientali e via dicendo.  E’ infatti ora di farla finita con tutto ciò che non parla il linguaggio omologato, convenzionale, pratico e conformista:  unico adatto ad una “civiltà dei consumi” e dei “piaceri” mai tuttavia disgiunta dal parallelo sottofondo di angoscia e di paura, di ricatto e di illusioni che deve comunque essere sempre sottilmente minacciato.       

 Carlo CORBUCCI


[1] Piuttosto una interessante circostanza: il giorno dopo in cui veniva si era appresa la notizia della morte di Bin Laden si svolgeva a Bologna il processo di Appello contro uno dei soliti gruppi di islamici accusati di terrorismo.  Non li abbiamo visti vestiti in lutto; non abbiamo visto nei loro visi e nelle loro parole nessuna delusione o sconforto ma nient’altro che la preoccupazione di dimostrare alla Corte la loro innocenza e tornare alle loro famiglie. Sulla notizia neppure un accenno o un segno di sorpresa o di qualunque sentimento.  Che razza di terroristi islamici…  ingrati fino in fondo…!

 

 CHI E’ IL MIGLIORE?

 A PROPOSITO DI CHI FA VERAMENTE SCANDALO.

SECONDO LA LEGGE CORANICA:    “Innocente”  Berlusconi   e cento frustate in pubblico ai Pubblici Ministeri?

***

La legge coranica e l’Islam stabiliscono che, colui che afferma pubblicamente, come accusa, che una persona ha commesso adulterio o si è congiunto carnalmente con un’altra che non gli è lecita, DEVE PORTARE QUATTRO TESTIMONI CHE ABBIANO VISTO CONTEMPORANEAMENTE LA PENETRAZIONE; DIVERSAMENTE, QUALE CHE POSSANO ESSERE LA SOMMA DELLE APPARENZE E PERSINO LA VERITA’ SOSTANZIALE,  COLORO CHE HANNO RIFERITO LA NOTIZIA E COLORO CHE L’HANNO PORTATA AVANTI E SORRETTA, DEBBONO ESSERE CONSIDERATI CALUNNIATORI E DEVONO ESSERE PUNITI PUBBLICAMENTE CON 100 FUSTATE.

 La cosa, nell’ottica di una mentalità abituata al moralismo ipocrita e alle strumentalizzazioni dei principi e dei valori in chiave interessata e personalistica, può sembrare paradossale ma risponde in realtà ad un superiore significato del vero concetto di spiritualità e della vera funzione della moralità:  lo scandalo è ciò che appare; ciò che viene fatto emergere non già ciò che rimane nella sfera personale della quale si rende conto soltanto a Dio, secondo le intenzioni profonde e le azioni che realmente sono state compiute.

 Il secondo principio base di una civiltà tradizionale è che lo scandalo va coperto e non invece scoperto per cui se a scoprirlo è chi ha commesso un’azione turpe quasi a vantarsene o per una sua evidente imprudenza è normale che sia considerato colpevole e paghi; se invece a scoprirlo, a portarlo alla luce è un terzo… “che produca costui 4 testimoni che confermino quello che dice” (Corano); testimoni che abbiano visto l’atto della penetrazione dei membri simultaneamente, non bastando neppure la mimica dei movimenti, la posizione dei corpi, la circostanza.

 Se l’accusatore produrrà ciò, il colpevole potrà persino essere lapidato ma se non lo farà l’accusatore dovrà essere svergognato come calunniatore, suscitatore egli solo di scandalo, e punito con 100 frustate.

 La cosa è in fondo fin troppo ovvia quando si riacquisti una capacità di autentico giudizio; infatti, una civiltà tradizionale vuole esempi di bene non di male e, anche se è consapevole che il male esiste e che qualcuno che dovrebbe essere esempio di bene può benissimo nella sua intimità essere un trasgressore, se costui non rende trasparente all’esterno quel suo essere e l’azione non si palesi per una qualche imprudenza o impertinenza quasi a farsene vanto o a voler negare il valore della morale ed anzi si adoperi a celare quel male che si presume a torto o a ragione nascosto dietro l’apparenza di un comportamento esteriore, formalmente corretto e conforme alla morale comune, non è lecito accusarlo ne’ provocarne l’emersione.

 Per rendere trasparente all’esterno deve poi darsi il caso che questo si realizzi nella modalità appunto indicata dalla Legge sacra e non da un sentimento di morale comune più o meno sincera o ipocrita. Neppure può valere a fondare (e neppure a presumere) l’accusa di adulterio o di illecita congiunzione carnale: lo stile di vita o il fatto che la persona evidenzi altri generi di trasgressioni quali possono essere la licenziosità del linguaggio, il mancato rispetto delle regole di abbigliamento o di doverosa distanza dai soggetti dell’altro sesso oppure la coincidenza di feste licenziose.  Questi sono elementi che possono costituire comportamenti anche proibiti e condannabili da altri punti di vista e suscettibili di sorreggere un altro genere di accuse ma non quella di “adulterio” e di congiunzione carnale.    

 Ne consegue che, chiunque, facendo credere di agire per la morale, si adopera a dimostrare quanto un’altro sia immorale e a far conoscere ciò agli altri, è lui che fa scandalo e non la persona che viene accusata anche ove fosse vero ma non fosse poi capace di dimostrarlo nel modo voluto dalla Legge divina.  La ragione è evidente: un’accusa di quel genere, nell’ottica tradizionale, è terribile per l’accusato e per la società nella quale vive e scoprire il peccato agisce in modo invasivo dilagando nell’esempio e nell’emulazione; e poiché è talmente grave da portare fino alla lapidazione, chi la lancia e non è capace di dimostralo nel modo voluto, deve essere punito per aver sollevato lui lo scandalo.  Quando poi lo facesse non per un ragione di morale autentica; per far punire il colpevole ma per scalzarlo dalla sua posizione, per invidia, per odio politico, per farsi clamore o per evidenziare a mondo quanto il suo avversario sia corrotto e scandaloso, è lui l’unico vero corruttore e responsabile del discredito che ha gettato nel suo Paese.

 Il versetto istitutore della legge sacra sul punto in questione è stato rivelato in occasione della maldicenza che alcuni avevano tramato contro il Profeta e la sua giovane sposa ‘Aisha verso la quale era stato sollevato un dubbio circa una possibile relazione che ella avrebbe potuto avere con una giovane guarda del corpo. 

Nel Cristianesimo originario, prima che la morale diventasse moralismo interessato, veniva portato l’esempio di Giovanni Battista che rimproverava duramente Erode di dare scandalo esibendo in pubblico la sua amante che gli era interdetta secondo la Legge sacra in quanto nipote, più che di fare scandalo con lei nella sua intimità privata; “peccato” del quale avrebbe eventualmente reso conto a Dio e non agli uomini.

 E’ evidente che anche nell’ottica della Legge sacra non è “tecnicamente” illegittima l’azione giudiziaria mirata ad accertare, ai fini di una giusta punizione, un reato (nel caso in specie, l’accusa di illegittima congiunzione carnale) perché è logico che ogni notizia di reato impone l’accertamento ma, fattane le dovute distinzioni sul genere di reato, quest’accertamento deve essere fatto nell’assoluta riservatezza, evitando il clamore e lo scandalo (della notizia più che del fatto) e disponendo, prima che la notizia divenga pubblica o non potendolo impedire, già preliminarmente della prova dei 4 testimoni.  Se queste condizioni non sono rispettate il giudice inquirente che coltiva l’accusa, concorre nella calunnia e nella pena per avere dato scandalo, insieme all’accusatore.

 E’ evidente che l’articolo, pur con il suo fondo essenziale di verità, vuole essere paradossalmente “provocatorio” e porre soprattutto in risalto la qualità e la natura dell’ultimo e più recente “anello evolutivo” della specie “uomo moderno” in genere, indistintamente dalle sue soltanto apparentemente divergenti “opinioni politiche” e non vuole essere affatto una giustificazione delle vicende personali dell’attore di turno ma neppure dei suoi censori impegnati in una “inquisizione”  non troppo evidentemente “santa”.

                                                                                         Carlo Corbucci

Può affermarsi che i quotidiani  “LIBERO”  e  “IL GIORNALE”  avrebbero forse qualcosa da imparare e per cui essere riconoscenti da quello che mostrano di considerare il loro principale nemico: l’ISLAM?

La replica della Direzione del carcere di Rossano al nostro intervento

Pubblicato: agosto 11, 2010 in Senza categoria

Pubblichiamo doverosamente per correttezza e giusta informazione la risposta della Direzione del Carcere di Rossano al nostro intervento operato a seguito delle proteste di alcuni detenuti tra i quali nostri assistiti.  Noi ci auguriamo sempre che le proteste come pure le chiarificazioni quando seguono, dimostrando come in questo caso un’ apprezzabile sensibilità umana e professionale, contribuiscano sempre a migliorare i rapporti e le condizioni tra custodi e custoditi.

Avv.ti  Carlo Corbucci e Carolina Scarano. Leggi il seguito di questo post »

Sollecitati dalle continue accorate lettere di detenuti che anche quest’anno in pieno estate stanno pervenendo ai difensori, si è sentito il dovere di scrivere alla Direzione del Carcere di Rossano.

***

COPIA   DELLA   LETTERA   INVIATA   DAGLI AVV.TI CARLO CORBUCCI   E   CAROLINA SCARANO  ALLA DIREZIONE DEL CARCERE DI ROSSANO SCALO (CS)

Oggetto:  Situazione detenuti islamici –

Non abbiamo dato seguito alle prime lettere di detenuti, nostri assistiti, che ci pervenivano nei giorni addietro in quanto ritenevamo e speravamo che si trattasse di esagerazioni aggravate dal disagio favorito dal forte caldo stagionale; però, poiché non si tratta più di due o tre persone ma di quasi tutti i detenuti “islamici”, la cosa ci induce a chiedere chiarimenti.

Lamentano i vari detenuti che, per reazione ad una pacifica pretesta mirata soltanto ad ottenere gli stessi benefici degli altri detenuti, essi sono stati privati, per punizione, del cibo giornaliero, dell’ora d’aria, della doccia e della preghiera.  L’esasperazione sembrerebbe giunta ad un punto tale che tre detenuti (Serai, Khammoun e Radi) hanno tentato il suicidio, il secondo ingerendo 25 pasticche di psicofarmaci ed una bottiglia di detersivo ed il terzo ferendosi ad una mano con gran perdita di sangue.  Serai, poi, sembrerebbe essere stato colpito da un episodio di infarto.

La situazione sembra ricordare quanto era già successo a Macomer lo scorsa estate ma poi tutto era rientrato per l’allentamento dei “rigori” applicati.

Non nascondiamo la perplessità che sorge legittima  nel constatare che i “rigori” (chiusura del blindo, divieto dell’aria e della doccia) vengano applicati sempre nel massimo della calura estiva pur nella consapevolezza di prevedibili reazioni ma non rinunciamo a sperare che la situazione, ove corrispondesse effettivamente a quella rappresentataci, abbia a cessare nel più breve tempo possibile.

Da parte nostra, abbiamo sempre assicurato la nostra collaborazione nell’invitare i nostri assistiti a mantenere la calma, a cercare di capire le esigenze di ordine, ad avere pazienza e ad evitare ogni possibile forma di comportamento che potesse essere scambiato per provocazione o suscitare preoccupazione negli addetti alla custodia.  E’ però necessaria un minimo di comprensione anche da parte dei custodi che, se è pur vero che sono “allertati” dalle titolazioni suggestive dei capi di imputazione riportati nelle sentenze di condanna e dalle relazioni riferite negli “statini-matricola” che descrivendo i detenuti come soggetti “…massimamente pericolosi”,  invitano a tenerli “… sotto costante controllo e pressione, a vista”,  è altrettanto vero che le realtà processuale che li ha riguardati, ha riferito sempre ed unicamente che, contrariamente alle precostituite rappresentazioni a fine mediatico, la loro attività “terroristica” (quando peraltro si sia ritenuto di averne raggiunta la prova), non si sarebbe caratterizzata in altro che nel desiderio di raggiungere l’Iraq o l’Afghanistan per unirsi alle forze di resistenza locali, senza alcuna contestazione specifica quale, ad esempio, di star progettando operazioni o azioni stragiste o attentati di alcun genere, in Italia o altrove.

Questa precisazione è resa al solo fine di ristabilire un po’ di equilibrio e di chiarezza ma anche per significare che riusciamo a comprendere perfettamente come e perché, in presenza di un certo genere di “disinformazione”, chi è addetto alla custodia di queste persone, possa comprensibilmente essere portato a non usare ne’ umanità ne’ eccessivo scrupolo, finendo con ciò, inconsapevolmente, con l’innescare reazioni a catena dove, “custodi” e custoditi”, finiscono per essere entrambi vittime di un sistema e di un programma che anziché renderli solidali ognuno nei rispettivi ruoli, li allontana maggiormente.

Avv. Carlo CORBUCCI                               Avv. Carolina SCARANO